SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’avvocato lo guarda, sorride ed esclama: «A fine campionato smetti. Sei pronto per fare il dirigente». Lui non sembra pensarci. A dispetto delle 36 primavere. «E’ un’ipotesi che non ho ancora preso in considerazione: prima viene la salvezza della Samb» fa Ottavio Palladini.
Intanto il ds Nucifora corregge il tiro: «E’ libero di decidere come meglio crede: gli dobbiamo tanto. Qualunque sarà la sua scelta le porte della società saranno aperte».
Occasione del simpatico siparietto la fine del silenzio stampa della squadra rossoblu. Subito dopo l’esonero di mister Ugolotti Tinazzi e soci avevano deciso di non rilasciare più interviste.
Giusto che sia Palladini, tra i principali fautori della rinascita rossoblu, a parlare per primo: «Se smetto a fine stagione? L’obiettivo principale in questo momento è tirare fuori la squadra da questa situazione. Abbiamo fatto tanto recentemente, ma ancora non abbastanza. Per quanto mi riguarda tirerò le conclusioni a maggio. Ancora non ci ho pensato. Dipenderà da come finirà il campionato e da come mi sentirò, soprattutto a livello mentale. Se mi renderò conto di poter reggere determinati ritmi, andrò avanti».
Constatazione maliziosa: è andato via Ugolotti, Palladini è tornato ai suoi livelli. Non c’era un buon rapporto con lui…
«Non ho niente a livello personale contro Ugolotti. E’ vero, giocavo poco. Ma il calcio è questo: l’allenatore fa le sue scelte, i giocatori devono rispettarle. Sapevo e so tuttora qual è il mio compito alla Samb. Mi sono allenato sempre al massimo. E non è vero che volessi andare via».
Più di una volta Ugolotti l’ha criticata, asserendo che le mancava la condizione.
«Beh, ma quella si trova solo giocando. Comunque le critiche le accetto, anche se mi ha dato fastidio il fatto che determinate cose non mi fossero dette in faccia. Non sono venuto qui a svernare, ma a dare il mio contributo»·
A prescindere dalla sua situazione, cosa è cambiato dall’avvento di Piccioni in avanti?
«Credo che il problema principale era la mancanza di risultati. Quelli hanno dato morale e convinzioni nei nostri mezzi. Non penso che la squadra non seguisse più Ugolotti. Lui parlava poco con noi? Ogni allenatore ha il suo carattere. Diciamo che Piccioni è stato bravo a farlo con ognuno di noi, a confrontarsi, trasmettendo più entusiasmo. A partire dagli allenamenti».
E a proposito di Piccioni, come avete vissuto i 13 giorni nel corso dei quali l’allenatore è rimasto in carcere?
«La squadra è rimasta ancora più unita in questa circostanza. E la partita contro il Taranto ne è stata la dimostrazione: volevamo dargli una grande dimostrazione di attaccamento. A lui e alla Samb. Ora che è tornato speriamo di iniziare bene anche il 2008».
Si riparte da Lanciano. In mezzo però una sosta di tre settimane…
«Sicuramente per noi sarebbe stato meglio non fermarsi. A dicembre pur avendo incontrato squadre blasonate abbiamo fatto bene. Stavamo vivendo un momento di grande forma. La sosta non ci voleva, anche se abbiamo recuperato qualche giocatore e permesso ai nuovi arrivati di inserirsi. Dovranno darci una grossa mano. Abbiamo bisogno di tutti per tirarci fuori dalla zona play out».
Domenica renderete visita a un Lanciano che vive una situazione molto simile a quella della Samb targata Soldini. Un motivo in più per temere questa trasferta.
«Il Lanciano è un’ottima squadra, reduce peraltro dalla bella vittoria di Perugia prima della sosta. Mi aspetto un incontro difficile, ma noi dovremo fare di tutto per portare a casa un risultato positivo. Sono convinto che questa Samb può dire la sua in qualsiasi campo».
Quello dello stadio “Biondi” evoca in Palladini un ricordo speciale: lì infatti il centrocampista sambenedettese, nel corso della seconda giornata del torneo di C2 edizione ’90-’91 (finì 1-1), festeggiò il suo secondo gol in carriera. Il primo lo aveva segnato nel campionato precedente: Samb-Perugia 2-4 (ultima giornata).

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