SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Ho ricevuto per diversi giorni sul mio cellulare delle strane telefonate provenienti da numeri tunisini. Uno, due squilli e poi basta, con l’interlocutore che non rispondeva alle mie seguenti telefonate, per dieci e più volte al giorno. Non essendo in grado di dare una spiegazione, mi limito ad interpretare con sospetto qualunque ipotesi».
Parole di un personaggio noto all’opinione pubblica locale: si tratta di Alberto Panichi, l’imprenditore al centro di una controversa vicenda giudiziaria legata al fallimento delle sue aziende tessili e d’abbigliamento (un gruppo di cui faceva parte anche il marchio Blooming, all’apoteosi negli anni ‘80), che lo spogliò di tutti i suoi beni.
Telefonate da numeri anonimi, telefonate provenienti da numeri tunisini sconosciuti, un fuoco di fila di chiamate agli orari più improbabili, sempre con la stessa modalità: due squilli e stop, e se si cerca di richiamare non si ottiene nessuna risposta.

Racconta Panichi di aver ottenuto risposta solo una volta, ascoltando una voce straniera per lui incomprensibile.
Scherzi delle reti telefoniche internazionali? Per Panichi si tratta piuttosto di messaggi che hanno un significato ben preciso, che vogliono intimorirlo.
L’imnprenditore perciò ha sporto denuncia presso la Guardia di Finanza lo scorso 30 novembre.
«Sarà un caso, ma dopo la mia denuncia quelle telefonate sospette sono cessate».
LA VICENDA GIUDIZIARIA: AGGIORNAMENTI Lo scorso 15 ottobre Alberto Panichi è stato condannato per bancarotta fraudolenta dal tribunale di Ascoli Piceno; prima della condanna, Panichi aveva già intrapreso una battaglia legale contro alcune toghe del capoluogo di provincia, contro avvocati, ufficiali giudiziari, curatori fallimentari [CLICCA QUI].
La vicenda ha assunto connotati ben degni di un interesse giornalistico, visto che la Procura della Repubblica de L’Aquila (competente per la presenza di magistrati fra gli indagati) ha iscritto ben 11 magistrati sul registro degli indagati, per i presunti reati di truffa e abuso d’ufficio. Il numero aumenta se si considera che la stessa procura aquilana, di propria iniziativa, ha aperto un nuovo fascicolo che coinvolgerebbe i magistrati che hanno formato il collegio nel processo per bancarotta contro Alberto Panichi. Diciannove persone coinvolte nell’inchiesta, sette fascicoli aperti, l’ultimo dei quali, appunto, quello aperto d’ufficio il 22 novembre dalla Procura de L’Aquila

«E’ la prima volta nel nostro paese che è inquisito un così alto numero di magistrati operanti in un unico tribunale», è il commento di Panichi, che attende l’esito dei procedimenti e «il riconoscimento degli ingenti danni subiti».

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