SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Enrico Piccioni resta alla guida della Sambenedettese. L’allenatore rivierasco, scarcerato nella tarda mattinata di giovedì e all’indomani del colloquio avuto con la proprietà rossoblu, torna in sella.

La società di Viale dello Sport ha quindi sciolto i dubbi in merito alla posizione del tecnico sambenedettese, arrestato lo scorso 22 dicembre, e, verificata “l’esistenza delle condizioni per la continuazione del rapporto professionale con lo stesso tecnico” come recita una nota diffusa dal club rossoblu, “ha deciso di rigettare le dimissioni presentate dal signor Piccioni e di riaffidargli la conduzione tecnica della prima squadra”.
Adesso, scriviamo quando sono passate da poco le 11.30, lo stesso Piccioni, il presidente Gianni Tormenti e il direttore sportivo Enzo Nucifora, stanno tenendo una conferenza stampa.

Parla per primo il presidente Tormenti: «Gli avvocati ci hanno detto che non ci sono motivi per trattenere ancora Enrico. Non ha nessun vincolo, è un uomo libero e fino a prova contraria non è colpevole di niente. Quindi Piccioni torna al suo posto».

«Siamo contentitissimi di riavere qui il mister – prosegue Tormenti – per lui, la famiglia, la società, la città e i nostri calciatori. Questa vicenda si è conclusa nel migliore dei modi. Ieri non è che avessimo delle riserve. Siccome lo scorso 27 dicembre Piccioni ci aveva fatto avere una lettera di dimissioni volevamo parlargli: poteva anche avere bisogno di tempo per riposare a riflettere, o semplicemente avere il desiderio di rimanere con la sua famiglia. Una volta che abbiamo avuto rassicurazioni circa l’intenzione di volere proseguire la sua avventura con noi, abbiamo fugato i dubbi».

«Abbiamo perso del tempo riguardo la programmazione. Cercheremo ora di recuperarlo. Se abbiamo pensato di dovere fare a meno di lui? No, dovevamo parlaregli perché volevamo vedere come usciva da questa esperienza. A parte la stanchezza e l’emozione ho visto subito una persona vogliosa di riprendere il lavoro interrotto. Questo ci ha rassicurato».

Prende la parola il diesse Enzo Nucifora: «Nel ribadire tutto quello che ha detto il presidente, vorrei riassumere questo periodo che ci lasciamo alle spalle. Nel momento in cui il 22 dicembre, in modo imprevedibile, assurdo, oserei dire: violento, ci è stato tolto Enrico dalla conduzione della squadra, noi che siamo un’azienda che fa calcio abbiamo dovuto valutare la cosa con freddezza. Una cosa è l’aspetto umano, un’altra quello lavorativo».

«La razionalità ci ha portato a trovare una soluzione alternativa (Salvatore Bianchetti, ndr), dall’altro lato però abbiamo voluto aspettare. Ci siamo dati un termine, quello del 3 gennaio, sapendo che per quel giorno era stato fissato il riesame della sua posizione. Non eravamo sicuri che Piccioni avrebbe accettato di riprendere il suo posto. Poteva anche dirci di voler prima chiarire definitivamente la sua posizione. Lui non l’ha fatto: abbiamo anzi visto la sua netta volontà di tornare al suo posto. L’affetto, nostro, e la sua determinazione non fanno altro che coagulare ulteriormente il rapporto con lui e la squadra. Abbiamo fiducia nell’uomo e nel professionista. Non stiamo a sindacare niente altro. Saranno i giudici a chiarire la vicenda giudiziaria, non spetta certo a noi».

«Ci auguriamo che il nostro allenatore possa uscire definitivamente da una vicenda di cui, siamo sicuri, è estraneo. Speriamo che la verità giudiziaria coincida con quella storica. Ma questo sarà il tempo a dirlo. Adesso sappiamo solo che Piccioni è motivato e ha voglia di riprendere ad allenare la Samb. Se non fossimo stati convinti non lo avremmo aspettato. Non volevamo fare nessuna verifica giudiziaria, ma semmai morale».

Infine tocca a mister Piccioni: «Mi ero riproposto dentro di me di cercare a mettere da parte questo episodio, fermo restando che cose di questo genere a livello umano ti rimarranno sempre dentro. Cercherò di fare tesoro di questi 13 giorni di carcere. Nella vita bisogna sempre guardare avanti. Ho avuto tanta fortuna negli anni che giocavo, quando ho smesso non ho mai parlato di me come persona. Preferirei parlare poco di questa situazione, andremmo a toccare una parte di me che sto cercando di mettere da parte».

«Una cosa però la devo dire» prosegue Piccioni commosso. «Quando si sta fuori non ci si rende conto di quello che può essere la vita dentro il carcere. Ho visto una umiltà, una solidarietà e uno spirito di collaborazione che nella vita comune non si trovano. Devo tanto ai ragazzi che ho conosciuto in questi giorni, ad Emanuele, Charlie, Alessandro e tutti quelli che mi hanno dato forza. A Marino del Tronto sono arrivati tanti telegrammi di solidarietà. A Pesaro, dopo che sono stato trasferito (il 29 dicembre, ndr), ho trovato una persona, Sebastiano, che ha un ergastolo sulle spalle e che comunque ha saputo darmi la forza di andare avanti, di lottare e non mollare. Che tanto prima o poi le cose si sistemano. Ci tengo a mandare a lui e a tutti quelli che ho conosciuto un saluto particolare. Non scorderà mai il loro affetto. E’ stata una grossa sorpresa. Prima l’ho detto anche alla squadra, nello spogliatoio. Sembra retorica, ma non lo è. Per me è stata una lezione».

«Ringrazio anche i miei avvocati che hanno lavorato in queste feste per dimostrare la mia estraneità ai fatti. So che in qualche momento non hanno voluto commentare e parlare della vicenda, ma solo perché stavano lavorando sodo. Sapevano già come poteva finire questa cosa».

«Che ricordi ho della partita con il Taranto? Mi viene in mente Alessandro, super-tifoso della Samb, che a un certo punto chiedeva una radio. Ero agitato, perché non sapevo come andava la partita. A un certo punto ho sentito da un’altra cella che Olivieri si era mangiato un gol. Dopo 10 minuti hanno portato una radiolina dentro la mia cella. Sono stati 90 minuti lunghi come 3 o 4 anni. Tremavo dalla tensione. I ragazzi sono stati molto bravi. Ho ascoltato anche le interviste e la domenica mattina ho potuto leggere i giornali. Non ci sono parole per ringraziare la squadra».

«Un grazie va anche e soprattutto alla società, a Enzo (Nicifora, ndr). Mi sono stati vicini: un semplice “grazie” non basta. Mi hanno fatto sentire uno di loro, come penso di essere sempre stato e spero di essere sempre. Darò il massimo, devo a tutti molto».

Piccioni ritorna ancora sulla vittoriosa partita di Taranto: «A Scarpantoni (l’allenatore in seconda, ndr), appena l’ho visto, gli ho detto che mi ha fatto arrestare pur di andare in panchina. E’ stato un modo per sdrammatizzare. Ai ragazzi, qualcuno devo ancora incontrarlo, non mi stancherò mai di dire che hanno dimostrato grandi cose per come si sono comportati. Hanno continuato a lavorare, dando quel qualcosa in più, dando un segno di grossa professionalità. In campo ci vanno loro e i meriti sono soprattutto dei giocatori, che hanno saputo reagire a tutte le avversità».

«Se mi ha meravigliato l’affetto dei tifosi? Sono di San Benedetto, ma al di là degli amici o dei nemici che tutti abbiamo, non pensavo di poter tastare l’attaccamento che mi ha dimostrato la gente. Anche mia moglie è rimasta sorpresa. La solidarietà di tifosi e non ha dato coraggio anche alla mia famiglia. Tanti amici mi hanno aspettato ieri pomeriggio a casa, davanti alla porta. Si è forse ricreato un ambiente a San Benedetto come è sempre stato. Mi hanno anche detto che contro il Taranto si è rivisto il tifo che conosco io e che è sempre stata na forza in più per la Samb».

«Che Piccioni ritroverà la squadra? La solita persona, sono sempre lo stesso. Sicuramente avrò ulteriori stimoli a dimostrare che quello che abbiamo fatto deve essere riconfermato. Domani c’è il Rimini, poi il campionato a Lanciano. Sempre lo stesso dunque, ma con ancora più voglia ogni volta che metterò la tuta per gli allenamenti. Questi 13 giorni in carcere saranno sempre dentro di me. Il lavoro di tutti i giorni mi permetterà di dare ancora di più per raggiungere obiettivi importanti».

Infine la promessa di tornare subito in panchina: «Il calcio è tutta la vita, oggi pomeriggio farò l’allenamento e domani si parte per Rimini. La migliore medicina è il lavoro. La vicinanza dei ragazzi mi sarà sicuramente di grande aiuto per dimenticare quanto è successo».

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