SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gli italiani tra i più infelici d’Europa. E’ questo il ritratto che viene fuori da un articolo sul New York Times, che dedica al Bel Paese un servizio di ben quattro pagine, dove viene fotografata una situazione politica ed economica piuttosto deprecabile, che sta portando la Nazione a retrocedere in competitività internazionale rispetto agli altri Stati europei.

«Se il mondo intero ama l’Italia per il suo patrimonio di storia e cultura – esordisce l’articolo – e per il sano stile di vita mediterraneo, sembra però che gli italiani oggi non amino più se stessi. La parola che ormai ricorre sempre più è “malessere”».

Un malessere nutrito nel corso degli anni da continui problemi che i vari Governi in carica non sono riusciti mai a risolvere e che hanno portato gli italiani a perdere ormai la speranza anche in un qualsiasi futuro eventuale cambiamento. Anche per questo solo il 36% degli italiani ha fiducia nel Parlamento – figurando all’ultimo posto tra le nazioni europee – contro il 64% dei danesi, che risultano essere i più felici in Europa e quindi con maggiore fiducia nel proprio apparato governativo.

Politica frammentata, crescita economica incerta, crimine organizzato e uno scarso spirito nazionalistico sono i fattori che hanno maggiormente penalizzato l’Italia in Europa e hanno contribuito alla perdita di competitività e credibilità. Il New York Times rileva anche come l’uso di internet in Italia sia il più basso fra gli stati europei, così come i salari, gli investimenti esteri e la crescita del Pil. Gli unici primati in cui il nostro paese eccelle invece sono il debito pubblico e i costi della politica, che non hanno rivali.

«Le ultime indagini di settore – prosegue l’articolo – rilevano una nazione con un numero maggiore di anziani e di poveri. Le piccole e medie imprese, colonna portante dell’economia nazionale, sono stritolate dal mercato globale e soprattutto dalla concorrenza al ribasso della Cina. Il 70% dei giovani tra i 20 e i 30 anni vive ancora in famiglia, costretti ad una prolungata e improduttiva adolescenza. I più capaci e intraprendenti, invece, decidono di emigrare all’estero, come facevano molti poveri nel secolo scorso».

Il tenore di vita, insomma, in Italia si è notevolmente abbassato, e l’11% delle famiglie italiane vive al di sotto della soglia di povertà, e il 15% ha difficoltà ad arrivare a fine mese col salario.

A supporto di tale desolante quadro viene riportata anche una dichiarazione dell’ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli, che afferma come la situazione interna della nazione possa influire nel ridimensionare l’importanza dei rapporti internazionali con gli Stati Uniti. «I migliori amici degli Stati Uniti sono i partner economici – ha spiegato l’ambasciatore – e l’Italia non può essere considerata tra i principali. Burocrazia e regole poco chiare hanno avuto come risultato nel 2004 un investimento in Italia da parte degli Stati Uniti di soli 16 miliardi di dollari. In Spagna invece se ne sono avuti 49,3».

Il New York Times racconta quindi come il generale malcontento che serpeggia in Italia tra la popolazione ha voce e si manifesta alla classe politica grazie ad un curioso personaggio che stranamente non fa parte di quello stesso mondo, ma è piuttosto un comico: Beppe Grillo.

E se la gente ha risposto in massa ad una manifestazione passata sottotono dai media come il V-Day, non da meno si è mostrata interessata a libri quali “La Casta” e “Gomorra”, nei quali sono messi a nudo gli intrighi della politica italiana e quelli della camorra napoletana, a cui la stessa politica dà modo di proliferare indisturbata.

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