SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Punto di non ritorno tra la famiglia Tormenti e gli ultras: «La parte sana del tifo sambenedettese deve isolare gli ultras, che rovinano questo sport».
Dopo che nelle scorse settimane il presidente Gianni Tormenti si era lamentato perché una parte della tifoseria cercava di proposito di far prendere delle multe alla società, oggi, a Potenza prima e a San Severo poi, si è assistito ad una rottura totale: da una parte la proprietà del club, dall’altra i “duri e puri” del tifo rossoblu. In mezzo, per ora, la “maggioranza silenziosa” della tifoseria, chiamata ora, dalle parole del presidente della Samb, a prendere una posizione.
Dopo le dichiarazioni di Tormenti al termine della gara («Non ce la faccio più con questi tifosi, hanno insultato a più riprese la Samb»), i fratelli Tormenti, di ritorno dal capoluogo lucano, dove si erano brevemente intrattenuti con i responsabili del Potenza Calcio, che hanno invitato la Samb per un momento conviviale, hanno preso la via del ritorno per fermarsi a San Severo, in Puglia, in un autogrill, per fare rifornimento.
Qui (erano le 18,30 circa), si trovavano anche alcuni tifosi rossoblu, anch’essi di ritorno da Potenza. Riconosciuti i Tormenti, è iniziata una discussione accesa tra il responsabile Marketing e comunicazione e gli ultras: sono volate parole grosse e offensive nei confronti degli imprenditori di Martinsicuro, con l’invito da parte dei supporter a lasciare la Samb.

Il presidente Gianni Tormenti, successivamente, ha rilasciato delle brevi ma importanti dichiarazioni: «Se gli ultras danneggiano la Samb con le bombe carta e se hanno persone più brave per fare calcio a San Benedetto, siamo pronti a prendere in considerazione la possibilità di cedere la società».

Una minaccia? Una provocazione? Purtroppo le acque si fanno di nuovo tese a livello societario.

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