SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La manifestazione ha voluto dimostrare lo sdegno verso una giustizia e uno Stato assenti, che non hanno leggi, non hanno regole. Sarebbe semplice per noi vivere come i rom». Sono le dichiarazioni di Giuseppe Antonini, lo zio di uno dei ragazzi morti della strage di Appignano del 23 aprile scorso.

Placida la manifestazione, nata contro i presunti contratti pubblicitari firmati dal giovane Marco Ahmetovic, il rom responsabile dell’incidente automobilistico in cui persero la vita quattro ragazzi suoi coetanei. Un centinaio i presenti.
La manifestazione è stata organizzata da “La destra”, il partito fondato da Francesco Storace: in molti, però, non hanno voluto posizionarsi dietro le bandiere, perché «la politica non c’entra, altrimenti si sfocia nel razzismo», secondo quanto dichiarato da alcuni presenti. Così la manifestazione si è svolta divisa in due gruppi: il primo dietro le bandiere ed il secondo dall’altra parte della strada.

«Alla speculazione su Ahmetovic deve rispondere la cittadinanza, non la politica – spiega Tonino Silvestri, del meet-up di Ascoli Piceno – la politica ha creato danni: la mancanza di leggi, l’indulto, che ora riscontriamo in questa vicenda locale. Non serve né destra né sinistra: la protesta deve essere di coscienza. Ancor di più occorre capire che non possiamo più affidarci alla politica per risolvere i problemi: occorre mettersi il cappotto e scendere in strada».

Alcuni ragazzi di Appignano vicini alla vicenda hanno mostrato risentimento verso le speculazioni che sono state fatte in questi giorni, e non hanno quindi voluto lasciare dichiarazioni.

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