SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Sono tentato di accomodarmi in panchina, è un po’ di tempo che ci penso. Vorrei dare un segnale forte alla squadra in un momento delicato, dimostrare che siamo tutti molto vicini a loro. Ma deciderò all’ultimo, vivo le partite in maniera particolare».
Chissà che domenica, allo stadio Del Conero di Ancona, non si giochi un derby dentro il derby. Sarà così se Gianni Tormenti dovesse decidere di vedere la gara della sua Sambenedettese dalla panchina. Da una parte la famiglia Schiavoni, solita, almeno nella persona di Gianfranco Schiavoni, amministratore delegato, nonché figlio del presidente biancorosso Sergio, a seguire la squadra dal di dentro; dall’altra Tormenti, che finora ha sempre sofferto in tribuna.
Presidente, siamo alla vigilia di un derby molto importante per tutte e due le squadre. Stavolta, a differenza dello scorso maggio, le parti si sono invertite.
«E’ vero. Affrontiamo una squadta che avrà voglia di riscatto dopo le due sconfitte di fila. L’Ancona è seconda e credo non sia lì a caso, sta disputando un ottimo campionato. Faranno di tutto per vincere e confermare le loro qualità, noi d’altro canto vorremmo dare un segnale forte a tutto l’ambiente. Dovremo scendere convinti di poter fare bene e di giocarci la partita, dando il massimo, cattivi agonisticamente e concentrati, senza timore reverenziale. Mi aspetto una gara combattuta, aperta a qualsiasi risultato. Difficile ma non impossibile. Spero che sia in campo che sugli spalti sia una giornata di calcio».
Un pareggio potrebbe andare bene alla Samb?
«Per noi in questo momento l’importante è fare punti, più punti possibili prima della sosta natalizia. Un pari fuori casa è un buon risultato. Incontriamo una squadra molto forte, ma nel calcio nulla è impossibile, non bisogna andare con la mentalità perdente, quanto piuttosto fare partita senza pensare alla classifica. Si può anche perdere, l’importante è che ci si giochi la partita fino al 90’, dando il massimo».
E l’episodio dell’anno scorso presidente (cliccate QUI)? Dimenticato?
«Acqua passata, la società Ancona non c’entrava nulla, ci può stare che qualche tifoso si comporti così. Non nutro rancore nei confronti di nessuno. Con Sergio Schiavoni, persona squisita, c’è un ottimo rapporto. Non vale la pena parlarne ancora».
In settimana il diesse Nucifora ha tenuto a rapporto la squadra. Pensa di parlare anche lei ai giocatori?
«Non lo so, loro sanno cosa penso. Tutti noi siamo dispiaciuti per la classifica. Credo nella serietà e nelle capacità dei ragazzi. Quando sento offese di ogni genere nei loro confronti ci rimango male. Li considero come tanti miei figli e, quasi fossi un genitore, determinate critiche mi feriscono anche se so che ci possono stare. Purtroppo nel calcio quando non ci sono i risultati va così. Spesso non riusciamo a fare un passaggio di due metri, significa che c’è ancora un blocco psicologico. Ci dobbiamo liberare di questa cosa. Iniziamo a giocare: se iniziamo a farlo possiamo anche perdere, ma almeno hai la speranza di poter vincere la domenica dopo».
Quanto si sente responsabile della situazione che sta vivendo la Samb?
«Mi assumo la mia parte di responsabilità: ho sbagliato in determinate scelte o comunque nell’avere assecondato certe decisioni. Accetto le critiche, quando però si dice che la famiglia Tormenti si mette i soldi in tasca e non tira fuori una lira mi dà fastidio. Stiamo cercando di portare un progetto. Tutto ci si può rimproverare, ma non che siamo apatici e inattivi, tanto che invece ci stiamo muovendo su più fronti. Poi è normale che uno si ferma ai risultati della prima squadra dice che abbiamo sbagliato tutto. Certe non verità venfono messe in giro solo per mettere in cattiva luce la società e la Samb Calcio».
Chiudiamo il “capitolo” Ancona: nella Dorica da diversi mesi non si fa altro che parlare del progetto Soccer e di un calcio etico. Un suo giudizio.
«Questa cosa da onore alla società che è riuscita a tiraer dentro persone importanti per un progetto importante. E’ un discorso che prescinde dal discorso prettamente calcistico e che comunque contribuisce a dare un sapore diverso a questa partita. Resta un derby al quale la città tiene in modo particolare. Sono convinto che faremo un’ottima prestazione».
Torniamo a noi: nell’ambiente ormai c’è la convinzione che si debba rivoluzionare la squadra. Ma il mercato di riparazione è ancora lontano. Come arrivare a gennaio?
«Accumulando punti, poi vedremo il da farsi: se ci sarà bisogno di intervenire non ci tireremo indietro. Però ritengo che in questo momento la squadra ha bisogno di sentire vicini non solo noi della società ma anche la città e questo è venuto a mancare nelle ultime gare casalinghe. Sono dispiaciuto. Mi appello ai tifosi affinché diano alla squadra quel sostegno che è venuto meno nelle ultime settimane. C’è amarezza, lo so, ma ci sono anche 15 punti a disposizione e il gruppo è questo. Dobbiamo farlo sentire più forte. Rispetto comunque le critiche, non le multe: posso capire le proteste nei confronti delle istituzioni, però a pagare siamo noi, è un male che viene fatto alla Sambenedettese e crediamo di non meritarlo. Siamo una delle società più sanzionate di questo girone. Se si dovrà chiedere una proroga per i lavori allo stadio l’Osservatorio del Viminale certamente terrà conto anche di queste situazioni»
A tale proposito le chiediamo se ci sono novità in merito alla proroga da chiedere per la realizzazione dell’impianto di videosorveglianza.
«Abbiamo avuto delle assicurazioni dal Comune che presto dovrebbe avanzare questa richiesta. Gli ispettori dell’Osservatorio e le forze dell’ordine nell’ultimo sopralluogo allo stadio (cliccate QUI) hanno chiesto un riposizionamento della sala Gos rispetto a quanto stabilito in precedenza. A questo è seguito una riprogettazione dei lavori e, soprattutto, lo slittamento dell’appalto per l’assegnazione degli stessi. Mi hanno assicurato che non ci saranno problemi, mi auguro che sarà così».

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