SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Hanno compiuto un furto in una gioielleria del centro nel giugno scorso (12 mila euro il bottino) e ora sono ricercate su tutto il territorio nazionale, anche per la decina di altre prodezze criminali del genere compiute in tutta Italia.
Sono tre donne di etnia rom, ma dalla cittadinanza italiana. La Polizia di San Benedetto è risalita alla loro identità analizzando attentamente i filmati delle telecamere a circuito chiuso della gioielleria sambenedettese, proseguendo per giorni in attenti controlli con le immagini registrate in altre gioiellerie che hanno subito furti simili.
E alla fine, come sottolinea il dirigente del commissariato Marco Fischetto, le risultanze dell’indagine “Easy Gold” sono inequivocabili, anche grazie alle testimonianze dei gioiellieri derubati. Le generalità e le immagini fornite dal commissariato si riferiscono a tre donne chiamate Giada (24 anni), Luana (34 anni), Natalina (54 anni).
Agivano sempre nello stesso modo. La donna più anziana si avvicinava al banco per chiedere informazioni sul costo di alcuni anelli lì esposti, le due giovani compagne invece armeggiavano con maestria del taccheggio sottraendo preziosi dalle vetrine.
Il terzetto era molto capace nel recitare il ruolo di turiste o di donne distinte dallo spiccato accento settentrionale. I vestiti eleganti e le acconciature sempre curate le aiutavano nel non generare sospetti.
I proventi dei colpi sono ingenti: 39 mila euro in tre colpi a Ponte a Egola e Crispina (Pisa), 16.500 a Empoli, 9000 a Ghedi (Brescia), 5000 a Casalmaggiore (Cremona), 14 mila a Goito (Mantova), 23.500 a Montecchio (Vicenza).

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