SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Chi non ha le palle alzi il dito e se ne vada. La Samb ha bisogno di giocatori attaccati alla maglia. Se vogliamo salvarci bisogna cambiare registro e anche in fretta. Lo 0-0 contro la Massese, grigio come il cielo, non mi è piaciuto».
Domenica, subito dopo la partita, era rimasto in silenzio, raggomitolato su se stesso, lontano dai microfoni, immerso nei suoi pensieri in un angolino della sala stampa. Oggi, all’indomani del brutto pareggio maturato sul prato del Riviera, Enzo Nucifora si è sfogato, attaccando senza mezzi termini la squadra: «Sono pronto a stringere la mano a chi si farà avanti e mi dirà che non si sente all’altezza della situazione. Contro la Massese non abbiamo fatto un tiro in porta, non abbiamo nemmeno fatto sporcare il portiere. Solo la difesa ha fatto bene, questo lo devo ammettere».
Il monito, nudo e crudo: «Il tempo di scherzare è finito: chi ha voglia resta, gli altri chiamino il loro procuratore per trovarsi un’altra sistemazione. Parlerò presto alla squadra, diciamo subito dopo la partita di Coppa Italia contro la Cisco (mercoledì, ndr). I giocatori devono prendersi le loro responsabilità, siamo stanchi. Il presidente è da fine agosto che vede partite con un calcio d’angolo e mezzo tiro in porta. Così non si può andare avanti. Domenica avevamo di fronte una squadra che ha solo pensato a difendersi e che si sta reggendo su alcuni risultati fortunosi ottenuti di recente. Ma era più cattiva di noi».
«Il giovedì vedo dei fenomeni – prosegue nel suo accorato sfogo Nucifora – poi la domenica nulla. Non ho bisogno dei giocatori del giovedì, voglio vedere gente con gli occhi di fuori in campo e con il coltello tra i denti il giorno della partita. Calciatori che sappiano giocare da Samb, ovvero con grinta, cuore e cattiveria. Dobbiamo mordere gli avversari. Quello che mi fa arrabbiare è che al mio arrivo ho intravisto qualità in questo gruppo, qualità che però non riescono a tirare fuori».
Poi la constatazione: «Domenica c’era il silenzio sugli spalti. Siamo riusciti a far disamorare la gente. I 900 paganti contro la Massese sono il segnale di una Samb che sta uccidendo il cuore del tifo. Trent’anni fa al Ballarin c’erano 12 mila persone allo stadio. Questo è un disastro».
A chi gli fa notare che finora la squadra è rimasta insensibile alle “sollecitazioni” della proprietà e del predecessore di mister Piccioni, Nucifora controbatte: «Mi aspetto che i giocatori, pagati profumatamente dalla società, ci tirino fuori da questo casino. L’allenatore? Basta a tirare in ballo la questione dell’allenatore, se non produciamo occasioni da gol lui che può farci? E comunque qui siamo tutti in discussione, la precarietà è insita nel calcio. Il mercato? Non facciamoci illusioni: è inutile pensarci, i conti si fanno alla fine del girone di ritorno. Come possiamo sapere se e in che proporzioni intervenire se non sappiamo ancora se possiamo puntare alla salvezza diretta oppure ci dovremo rassegnare ai play out?».
All’orizzonte un mese durissimo. Si comincia con il derby in casa dell’Ancona. «Domenica dobbiamo fare risultato a tutti i costi. La quota salvezza si è alzata in maniera considerevole in virtù dei risultati maturati nel fine settimana. Alla luce di quelli il pareggio contro la Massese equivale a una sconfitta. Adesso prima di Natale ci sono in palio 15 punti. Sono tanti, in queste cinque partite si decide il nostro futuro: dobbiamo giocarle alla morte, come se fossero altrettante finali di Champion’s League».
Ecco la stilettata (l’ennesima), nemmeno tanto velata, a chi non c’è più: Guido Ugolotti. «Chi li ha portati questi giocatori? Lo sappiamo tutti. Forse non sono pronti per un campionato di categoria. E’ responsabile anche la società? Credo che più di mettere i soldi il presidente non potesse fare».
Da ultimo un raggio di speranza: «Tutti, dal primo all’ultimo, daremo il massimo per tirare avanti questa “barca” e per non farla affondare. Poi, a fine stagione, faremo i processi».

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