SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rimane ancora da chiarire la dinamica esatta del tragico incidente che la mattina di lunedì è costato la vita a Gabriele Di Carlo, operaio del Comune impegnato nella manutenzione di una ringhiera del sottopasso ferroviario di via Mare.
Una cosa per ora è certa: si è trattato di una tragica fatalità, di una di quelle combinazioni di eventi che si verificano in una frazione di secondo, un attimo che materializza quel confine labile che separa la vita quotidiana e la morte drammatica.
Il camion di medie dimensioni che ha urtato il povero Gabriele sul capo, riferisce la Polizia Stradale, è stato individuato poco dopo l’incidente. E’ vero che dopo l’urto ha proseguito la sua marcia, come dice anche il testimone da noi interpellato, ma non si è trattato di una fuga quanto di una mancata comprensione immediata di quello che era successo.
LA TESTIMONIANZA Sono le 11:50 e Gabriele Di Carlo sta lavorando alla ringhiera nord del sottopasso. Indossa una maschera protettiva sul volto in quanto sta usando una saldatrice. E’ stato appena colpito sul lato sinistro della faccia dal mezzo pesante che sopraggiungeva sulla strada sottostante alla ringhiera, in direzione ovest. Forse si è sporto troppo dalla ringhiera, non vedendo il sopraggiungere del camion.
L’urto è stato violentissimo e ha lasciato il povero operaio senza conoscenza. Appena dopo l’incidente, Gabriele è stato soccorso da un suo collega e dal signor Giuseppe Grossi, un marittimo in pensione che transita con la sua bicicletta portata a mano lungo il percorso pedonale.
Vista la scena, Grossi ha avvertito subito il 118, evitando di compiere gesti improvvisati che avrebbero potuto compromettere la già precaria situazione del ferito; appena giunti, gli operatori medici hanno subito constatato la gravità della situazione, che richiedeva l’intervento di un’eliambulanza e il trasporto del ferito ad Ancona.
Di Carlo perde sangue dalla testa e di lì a poco morirà al Pronto Soccorso dell’ospedale civile di San Benedetto.

CHI ERA Il 43 enne viveva nel quartiere Sentina, lavorava per il Comune dal giugno del 2005, dopo aver lasciato il suo lavoro precedente di tornitore. Faceva parte del personale del settore Manutenzione Urbana, aveva la qualifica di esperto tecnico specializzato.
Lo scorso due giugno aveva coronato il suo sogno d’amore con Hana, una ragazza originaria della Repubblica Ceca, con la quale era fidanzato da alcuni anni. Avevano celebrato il loro matrimonio anche nella nazione della donna, presso la cittadina di Svratka.
Oltre alla sua Hana, lascia i genitori Tonino e Livia, la sorella Marisa e tre nipoti.

Di Carlo era molto conosciuto nel quartiere Sentina e in tutta Porto d’Ascoli; si dava da fare all’interno del comitato di quartiere Sentina, conoscenti e amici lo descrivono come un ragazzone estroverso e gioviale.

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