ANCONA – Il paesaggio rurale marchigiano sembra condannato a una lenta eutanasia. Cemento, piani regolatori che segnano espansioni residenziali dannose, piani regionali e provinciali che non riescono a coordinare l’azione dei comuni. Attualmente sono tra l’altro in cantiere la nuova “legge urbanistica regionale” e il “piano paesaggistico regionale”.

In virtù di queste decisioni, per evitare ulteriori sconvolgimenti territoriali, è in atto una campagna regionale «Salviamo il paesaggio delle Marche» promossa da diverse associazioni – tra cui Cgil Marche, CittandinazAttiva, l’Ekoclub, Slow food Corridonia, l’Associazione Aprile Macerata – impegnata in una “battaglia” su tre fronti, tre richieste distinte fatte rispettivamente alla Regione, alle Province e ai Comuni. Chiamata in causa è soprattutto la Regione: «Preoccupa che il degrado del paesaggio sia principalmente dovuto alla mancanza, da parte degli organi politici della Regione, di una chiara e decisa strategia sul governo del territorio».
Al presidente della giunta regionale viene chiesto di valorizzare la tipicità e la bellezza del paesaggio marchigiano, al fine di non lasciarlo in balia delle decisioni particolaristiche di ciascun comune. Ai presidenti delle province invece si chiede di ordinare e coordinare i piani regolatori comunali, mentre ai sindaci dei Comuni si richiede di perseguire la qualità, di ricercare la bellezza e l’eccellenze per le proprie città, nonché di perseguire una riqualificazione per ottenere ambienti più sicuri e salubri e avere così città più vivibili e accoglienti.
Tre richieste che prevedono tre atti coraggiosi ed efficaci al fine di avviare una svolta nella
direzione di un corretto uso delle risorse, a partire dal territorio.

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