NERETO – Oltre il 90 % delle risorse economiche della Regione sarebbero impegnate per coprire il debito prodotto dal sistema sanitario abruzzese degli ultimi anni. Cifre da capogiro per un carrozzone fatiscente che viaggia minando la sicurezza di tutti i suoi passeggeri. Il paragone è la sintesi dell’incontro tenutosi lo scorso venerdì 23 novembre a Nereto durante il Consiglio comunale aperto che il sindaco Moroni ha organizzato per dare spazio a esponenti politici e cittadini di discutere del nuovo Piano Sanitario Regionale.

All’incontro hanno partecipato i consiglieri regionali Antonio Macera e Claudio Di Bartolomeo, il “Comitato per la salute in Val Vibrata“, il segretario provinciale dello Sdi Pirocchi e il segretario provinciale della Cgil Giampaolo di Odoardo. Assente invece l’Unione dei comuni della Val Vibrata, che ha motivato la non partecipazione con il riconoscimento esclusivo per la discussione alla sede istituzionale della Città Territorio e non ad un Consiglio comunale convocato in maniera indipendente da un solo Comune.

La seduta si è aperta con gli interventi di numerosi esponenti dell’amministrazione comunale neretese, sia di maggioranza che di opposizione. «La Sanità non è cosa esclusiva di qualcuno – ha dichiarato l’Assessore Mariano Santori in risposta all’assenza dell’Unione – e la finalità di questo consiglio comunale è solo quello di analizzare le scelte politiche che sono state effettuate negli ultimi tempi sul sistema sanitario provinciale, per poter intervenire laddove sia possibile».

Nel corso del dibattito è venuto fuori un quadro piuttosto desolante dello stato in cui versa l’attuale Sanità abruzzese: la mancanza di un Piano Sanitario Regionale nel corso degli ultimi anni (l’ultimo risale al 2001), ha contribuito ad accentuare scelte politiche piuttosto discutibili, a volte contraddittorie, che hanno inciso sull’economia generale del Sistema Sanitario portando ad un inevitabile aumento del debito pubblico a cui la regione deve ora far fronte. Basti pensare che per la sola spesa del personale sanitario abruzzese, la cifra supera del 30% quella che l’Emilia Romagna destina a tutto il sistema sanitario regionale.

Per quanto riguarda più nel dettaglio la provincia di Teramo, i tagli previsti nel nuovo Piano Sanitario Regionale a personale, servizi sanitari e reparti nelle quattro strutture ospedaliere, stanno portando ad una notevole “mobilità passiva“, ossia di cittadini che si rivolgono per le cure a cliniche private o ospedali fuori regione (come Ascoli o San Benedetto), il che provoca ulteriori spese per i rimborsi sanitari a cui deve provvedere la regione Abruzzo. Insomma, è il cane che si morde la coda.

«Se finora nella provincia non c’è mai stata alcuna clinica privata – ha spiegato Di Bartolomeo – si è dovuto al fatto che le strutture pubbliche in passato hanno funzionato bene. Ma alla luce delle nuove direttive illustrate sul Piano Sanitario Regionale, queste verranno lasciate morire lentamente».

Il Piano Sanitario, approvato in via preliminare dalla giunta Regionale che ora attende un via definitivo in sede di Consiglio, prevede l’accorpamento dei tre ospedali della provincia: Teramo dovrebbe essere la struttura principale, a cui farebbero riferimento le altre invece fortemente ridotte. Ognuna avrebbe solo un buon pronto soccorso, qualche servizio specialistico e un buon reparto di medicina generale. Prevista a Giulianova la chiusura del punto nascita, mentre a Sant’Omero dovrebbe essere attivato un nuovo reparto di pediatria e ginecologia.

«Non capiamo il motivo per cui debba essere chiuso un reparto necessario come il punto nascita a Giulianova – ha proseguito il consigliere regionale – e vengano attivati due nuovi reparti di endocrinologia in alcuni ospedali abruzzesi, quando le malattie endocrinologhe non necessitano di ricoveri. Forse allora sorge il dubbio che le risorse impegnate per tali nuovi reparti servano per sistemare nuovi medici o per avviare nuove convezioni con privati».

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