ROMA – Uno delle norme più discusse della Finanziaria passata in Senato due giorni fa è stato sicuramente quello che ha visto l’approvazione della Class Action, ossia la possibilità da parte dei cittadini di attuare una “causa collettiva” verso un’azienda che li ha truffati.Di importazione strettamente americana, la Class Action negli Stati Uniti ha riportato diversi successi, come in alcune cause istituite dai cittadini nei confronti delle industrie del tabacco o in casi di disastri ambientali (un emblematico esempio di class action è stato riportato nel film “Erin Brockovich“, con Julia Roberts).

In Italia, a seguito degli scandali finanziari Cirio, Parmalat e Bond Argentini, le associazioni dei consumatori si sono battute per avere la possibilità di sostenere le “cause collettive”.

«L’approvazione in Finanziaria – ha dichiarato Paolo Landi dell’Adiconsum – è un fatto storico. Non solo i consumatori saranno più tutelati, ma anche le imprese che operano correttamente nel mercato. Se l’azione collettiva verrà approvata definitivamente anche alla Camera, ed è ciò che auspichiamo, significa che nel nostro Paese si ridurranno in modo rilevante tutte quelle furbizie, raggiri e truffe che in questi anni sono cresciuti in modo esponenziale poiché oggi chi le attua sa di restare impunito».

C’è da dire che all’esultanza per l’approvazione in Finanziaria della Class Action, si contrappone la delusione e per le modalità con le quali questo nuovo provvedimento giudiziario ha ottenuto la maggioranza: per un solo voto, e per di più dato per sbaglio.

Infatti dopo numerose discussioni avute tra le lobby degli avvocati e i grandi gruppi industriali, che hanno provato in ogni modo a far cambiare idea ai sostenitori del provvedimento, alla fine 158 sono stati i sì, 40 i no e 116 astenuti. E tra i voti a favore figura anche quello del Senatore di Forza Italia Roberto Antonione, che avendo sbagliato a votare, si è disperato poi fino alle lacrime e si è detto pronto a dare le dimissioni.

Se infatti si fosse arrivati ad un pareggio la norma non sarebbe passata. Ma tant’è, e a due giorni dalla votazione in Senato già sono numerosi coloro che vorrebbero già apportare modifiche alla Class Action, ritenendola così come è stata concepita, inadeguata al sistema legislativo italiano.

«Un provvedimento rozzo – è stato il commento di Confindustria – che porterà vantaggi risibili per i cittadini, ma esporrà le imprese ad ogni forma di ricatto, esponendo le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi».

«L’azione collettiva non esiste soltanto negli Stati Uniti, – è stata la risposta delle Associazioni dei Consumatori – ma anche in altri Paesi europei. Ciò non ha impedito né ostacolato investimenti stranieri in questi Paesi o provocato azioni temerarie da parte delle associazioni consumatori.
La verità è che l’azione collettiva fa paura a Confindustria perché ancora molte sono le imprese, private e pubbliche, che basano il loro business sulle informazioni ingannevoli, sulle pratiche commerciali scorrette, sulle furbizie e sui raggiri o mettendo sul mercato prodotti a rischio con la certezza oggi di restare impuniti».

Il testo attuale della norma approvata in Senato prevede che a poter avviare le cause siano le Associazioni dei consumatori riconosciute e quelle presenti in un altro elenco più ampio da definire con decreto ministeriale (come ad esempio gli ambientalisti). Le cause possono essere avviate per pratiche commerciali illecite o anticoncorrenziali, oppure in caso di prodotti pericolosi per la salute o inquinanti. Misure specifiche sono poi previste per i contratti stipulati tramite telefono o via internet.

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