SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «I risultati negativi avevano abbattuto la Samb e forse Ugolotti non era riuscito a trovare la medicina giusta. La squadra scendeva in campo con troppa paura».
Una elegante frecciatina a chi se ne è andato. E un’altra ancora: «Aveva costruito la squadra? Ognuno deve fare il proprio lavoro: il manager, il diesse o l’allenatore che sia. Probabilmente il mister ha scelto validi giocatori, ma questo non basta per formare una buona squadra. Per quello serve coesione».
Poi un complimento, di più: l’invito a proseguire sulla strada intrapresa, a chi lo ha sostituito. «Piccioni, essendo abituato a lavorare con i giovani, si è probabilmente posto in un altro modo, con semplicità e naturalezza».
Vincenzo Nucifora, lasciata alle spalle la prima vittoria della sua “gestione”, si coccola mister Piccioni. Il tecnico della svolta, assurto a simbolo della sambenedettesità, di quello spirito di cui aveva bisogno la squadra rossoblu per uscire dalla crisi.
«Enrico ha fatto il padre di famiglia, da persona umile quale è, si è messo a disposizione del gruppo, ci ha parlato. Ce lo avevamo in casa uno così, perché guardare altrove?». Spazzati via (almeno per ora) i Florimbi e i Ballardini. «Solo Piccioni avrebbe potuto far esordire un giovane come Caselli» aggiunge Nucifora.
A tale proposito gli chiediamo: pronti ad allungare il contratto al promettente ragazzo?
«A Pescara avevo due ’89 come lui: Di Matteo e Zappacosta, pescaresi doc, ai feci fare due contratti quinquennali. Fortunato, altro 18enne, non accettò. Sarà cura del presidente Tormenti non disperdere un patrimonio della società. Aspettiamo ancora qualche domenica, poi vediamo. Qui nessuno vuole fare harakiri».
Torniamo alla partita di domenica. Cosa ha pensato dopo il primo tempo?
«Esattamente quello che è successo: che per rimetterla in sesto dovevamo segnare dopo pochi minuti. Per fortuna è andata così. Trovato il gol abbiamo giocato in un altro modo, da vera squadra, aiutandoci l’uno con l’altro. La Samb è questa: quando sembra morta risorge. E’ sempre stata così la sua storia».
Dopo una settimana che è tornato alla Samb, che idea si è fatto del gruppo.
«Ho parlato con tutti loro, anche singolarmente: mi hanno il massimo impegno per cercare di risolvere qualsiasi problema. Non carichiamoli troppo, con determinate pressioni alcuni di loro non ce la fanno».
Adesso la sosta. Poi un vero e proprio tour de force.
«Difficile valutare se questo stop ci favorisca o meno. Vedremo, magari qualcuno avrà modo per mettersi in luce. Certo è che nelle otto gare, sei campionato e due di Coppa Italia, prima della fine dell’anno, ci daranno delle risposte sotto tanti aspetti. Mi auguro di concludere il girone di ritorno a quota 18. Facendone una ventina al ritorno credo che ci salveremmo».
E il mercato? Sul suo taccuino sono già segnati i nomi di Morfù, Desideri e Carlini?
«Abbiamo tempo fino al 23 dicembre (partita interna contro il Taranto, ndr) per valutare questi ragazzi. Otto partite sono tante. Non sarebbe rispettoso nei confronti della squadra e poi personalmente sono abituato a muovermi all’ultimo momento. Non devo prendere una rincorsa di un mese mezzo. Certo è che prima della ripresa, se lo riterremo opportuno, dovremo essere intervenuti. Le operazioni in uscita? Prima ci rinforziamo, poi eventualmente vendiamo. Anche perché saranno gli stessi giocatori a doversi rendere conto, se veramente arriverà qualcun altro nel loro ruolo, che potrebbero avere poco spazio e quindi sarebbe meglio cambiare aria».

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