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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Arrestati dai Carabinieri gli autori di due rapine avvenute recentemente ai danni della filiale della Banca Picena Truentina di via del Tiziano.
Si tratta di tre pugliesi, arrestati lunedì all’alba nelle loro abitazioni a Cerignola (Fg), su ordine del Gip di Ascoli Annalisa Gianfelice.
Sono Giuseppe U. (27 enne agricoltore, la mente della banda, soprannominato “funghetto”), Gaetano B. (31 enne nullafacente), Gianluigi P. (31 enne operaio). Nel corso degli arresti di quella che è stata chiamata proprio Operazione Funghetto, ci sono state perquisizioni domiciliari anche a carico di due sospetti componenti del gruppo criminale, il 20 enne Pasquale Pio G. e il 27 enne Giuseppe D.
I tre arrestati giungevano a San Benedetto di buon mattino, cercavano auto “facili” da rubare e poi agivano presso le banche prescelte. Cartellina in mano per sembrare normali utenti, calzamaglia in tasca indossata solo dentro l’istituto di credito, taglierino pronto da far balenare in mano per spaventare i cassieri e farsi consegnare gli incassi. Dopo il colpo, il terzo complice attendeva i due esecutori poco distante con l’auto rubata, abbandonata poi per riprendere la vettura “pulita” con cui tornare a Cerignola.

Questo il modus operandi di un gruppo professionale, solerte nello spendere i proventi dei colpi (26 mila euro in quello del 28 agosto, pochi giorni dopo l’inaugurazione della filiale di via del Tiziano; 13.655 nel secondo colpo del primo ottobre). Attenti a non portare con sé telefonini accesi durante i colpi, circospetti nei colloqui poi intercettati, pieni di frasi cifrate dal contesto bucolico (“andiamo a tagliare l’uva”, “andiamo a raccogliere le olive”); i pendolari delle rapine evitavano violenze gratuite e ripartivano dopo aver consumato sontuosi pranzi di pesce nei migliori ristoranti.
Tutti con numerosi precedenti per rapina, i tre hanno goduto di appoggi nelle rispettive famiglie. Determinante secondo gli inquirenti è stato il contributo logistico delle donne a casa, sia nelle fasi precedenti che nelle fasi seguenti ai colpi.
Non hanno mai abitato a San Benedetto, per loro la Riviera delle Palme è stato solo un luogo di lavoro criminoso. E non solo la Riviera: forse risponderanno di rapine nel fermano, in Abruzzo e in Emilia Romagna.
I Carabinieri di San Benedetto, insieme alla Squadra Antirapine di Ascoli, hanno usato tecnologie dell’ultima generazione per i rilievi delle tracce e delle impronte lasciate dai rapinatori nella banca; molto utili anche le immagini a circuito chiuso, ben definite come prescrive il protocollo d’intesa anti-rapine fra l’Abi e la Prefettura. Importanti sono state anche le testimonianze degli impiegati e l’occhio attento di una pattuglia in abiti civili, che fra le auto sospette notate durante i giorni delle rapine ha individuato anche la vettura “pulita” usata per tornare in Puglia.

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