SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Questa è casa mia, ho sempre sperato di tornare a lavorarci, così come il mio sogno è riportare la squadra lì dove l’ho lasciata, in Serie B».
Se i sorrisi fruttassero punti in classifica la Samb avrebbe trovato il rimedio ai suoi mali. Enzo Nucifora, tornato in rossoblu nelle vesti di direttore sportivo a distanza di 25 anni, in pochi giorni ha riportato in casa rossoblu quell’entusiasmo che mancava ormai da troppi mesi. Alla base una carica immensa, l’ottimismo di chi ha alle spalle un’esperienza pluridecennale, ma soprattutto l’amore, che il tempo non ha scalfito, per i colori della Samb.
«Mercoledì pomeriggio ho fatto un saluto a tutto il gruppo – racconta Nucifora – ricordando che qualsiasi calciatore è un patrimonio per la società. Ho chiesto loro di essere non bravi, ma i più bravi: per fare questo servono impegno e sacrifico. Ho poi spiegato cosa significa essere calciatori a San Benedetto, in un’isola speciale del mondo del calcio. Bisogna tornare indietro nel tempo, agli Anni ’50 e ’60, quando da Trieste a Bari la nostra era l’unica società non capoluogo di provincia a fare calcio a un certo livello. E allora non c’erano né i soldi degli sponsor né quelli dei diritti televisivi, ma solo l’appoggio e l’amore del pubblico. Il senso di appartenenza e l’agonismo facevano la differenza a San Benedetto».
«I giocatori devono immedesimarsi nella cultura marinara sambenedettese – ha proseguito Nucifora – Qui la gente vive per la Samb e i pescatori la domenica, se la squadra non vince, tornano a lavorare scontenti. I ragazzi devono rispettare una maglia dove c’è il blu, simbolo del mare, e il rosso, che ricorda il sangue di chi è caduto proprio in mare»·
Avvocato, come è stato il primo impatto con la squadra?
«Non conoscendo bene il gruppo non posso sbilanciarmi, aspettiamo l’esame del campo. Adesso è ovvio che può apparire tutto positivo, anche perché ho visto grande serietà nella dirigenza. Mi aspettavo di peggio a dire il vero. Domenica vedremo se queste sensazioni saranno rispettate: sono fiducioso, mi auguro che contro la Juve Stabia la Samb riesca a fare risultato pieno per riportare serenità nell’ambiente».
Quale secondo lei il “male” che affligge la Samb?
«Un problema a mio avviso c’è, ma preferisco tenerlo per me. Non è così grave, si può risolvere con un po’ di sostegno in più, dando ai ragazzi determinati punti di riferimento. Forse potrebbe essere necessario un leader in mezzo al campo, qualcuno che si assuma certe responsabilità. In ogni caso il campionato è lungo e credo che ce la faremo ad arrivare a quei 37-38 punti che servono per la salvezza diretta. Mi conforta per esempio la volontà da parte della squadra di compattarsi con la dirigenza. La squadra ci ha invitato a cena: è una cosa bella, non comune».
Più difficile per lei subentrare in corsa a Pescara o a San Benedetto?
«Premesso che preferisco costruire sin dall’inizio le squadre – ma in passato ho vissuto esperienza analoghe a questa all’Atletico Catania e a Martina – a Pescara mi sono dovuto confrontare con una realtà ben più complicata: lì dovevo vivere alla giornata, mentre qui ho trovato più organizzazione e maggiori certezze. C’è una società solida, che non ha problemi finanziari, ma soprattutto appassionata».
Qualcosa che non le è piaciuto di questo ritorno in rossoblu?
«Forse le spese importanti, eccessive sostenute dalla società: finora non ci sono stati riscontri sul campo. Il nostro obiettivo in futuro sarà quello di alzarlo leggermente per lottare per i primi posti in classifica».
Mister Piccioni e il mercato.
«Enrico è un ex calciatore della Samb, un sambenedettese e un tifoso rossoblu. Ma soprattutto ha fame di fare bene. L’allenatore per quello che mi riguarda è lui, punto. Anche perché non è detto che un tecnico più “pubblicizzato” possa fare meglio: avrebbe bisogno di tempo per ambientarsi e conoscere la squadra. Quanto al mercato ne riparleremo a dicembre: la società mi ha garantito che ce ne sarà bisogno non si tirerà indietro».
Veniamo al campionato e allo spareggio salvezza contro la Juve Stabia. Lei ha incontrato (e battuto) la squadra di Capuano con il Pescara.
«Non hanno grosse qualità dal punto di vista tecnico, ma sono forti sotto l’aspetto agonistico. Hanno giocatori navigati e un allenatore esperto per questa categoria. Verranno a giocarsela con il coltello tra i denti, anche perché dopo avere incontrato noi il loro calendario sarà tutto in salita».

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