SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Spezia, Genova (sponda rossoblu), Massa, Sestri, Reggio Emilia, Vasto e Lanciano. Poi è arrivata San Benedetto, lì dove aveva giocato, a metà Anni Ottanta, quel Giuliano Fiorini che nel ’93 gli affidò l’incarico di osservatore per il Boca San Lazzaro. Fu quello il primo passo compiuto da Maurizio Natali verso la carriera di direttore sportivo. Una carriera non lunghissima, ma comunque intensa.
Nel giugno scorso, come detto, per il ds di Ferrara la grande occasione: la Samb. Un sogno che si è spezzato dopo poco più di quattro mesi. Con la squadra terz’ultima in classifica dopo dodici giornate la famiglia Tormenti ha optato per il ribaltone: via allenatore e direttore sportivo. Sono arrivati Enrico Piccioni e l’avvocato Enzo Nucifora.
«Restano delusione ed amarezza, è vero» ammette molto candidamente Natali, da martedì nelle vesti di segretario sportivo della società di Viale dello Sport. «Ho fatto del mio meglio, forse non ci sono riuscito. Questa era la piazza più importante per storia, tradizione e cultura sportiva nella quale ho avuto l’opportunità di lavorare, ma è andata come è andata. Cosa non rifarei? E’ un argomento nel quale preferisco non entrare, ci tengo però a precisare che con mister Ugolotti c’è un grande rapporto sia sotto l’aspetto sportivo che umano. Abbiamo parlato anche stamattina (ieri, ndr). Il calcio purtroppo è questo».
Come ha vissuto questi ultimi, intensissimi giorni?
«Moralmente non bene, anche se me lo aspettavo. Quando sono arrivato ero d’accordo con i Tormenti che ci saremmo messi di nuovo seduti per discutere della mia posizione a dicembre. I cattivi risultati della squadra hanno fatto sì che si accelerassero i tempi. Ieri mi hanno comunque detto che ci tenevano a mantenere il rapporto con una persona che reputavano leale e onesta. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere. Mi sono preso qualche ora di tempo per pensarci, poi ho accettato. Non volevo scappare da San Benedetto e questa mia decisione ne è la conferma».
E’ arrivato in Riviera con una società che aveva già scelto l’allenatore. Peraltro, diciamocelo francamente, ha compiuto anche poche scelte di mercato. Insomma, forse è il meno responsabile di questa situazione, a dispetto delle feroci critiche dei tifosi.
«Siamo tutti responsabili, la classifica almeno dice questo. Purtroppo il problema di questa Samb è soprattutto psicologico. Ci siamo pianti addosso fin dall’inizio, mi sono anche arrabbiato con la squadra: i ragazzi non mi hanno mai fatto vedere quello che avevo visto fare loro nel recente passato. Quanto alle critiche della gente, non lo so: forse non sono simpatico, o magari non capiscono fino in fondo che nella costruzione di una squadra di calcio ci sono in ballo tante componenti. Se guardiamo la classifica comunque le critiche sono giuste».
Martedì ha parlato con l’avvocato Nucifora? Cosa vi siete detti?
«Abbiamo avuto un lungo colloquio: le sue parole mi hanno davvero colpito, è stato un confronto molto bello. L’avvocato è stato estremamente chiaro e diretto nei miei confronti. Cercherò di aiutarlo il più possibile, lavorando in sintonia per il bene della Samb».
A proposito di Nucifora: nella conferenza stampa di martedì ha detto che con il budget messo a disposizione dalla società lui potrebbe allestire una squadra capace di competere per la B. L’ha “toccata” questa affermazione?
«No, la incasso con sportività e non voglio entrare nel merito. Adesso penso solo a lavorare con lui e magari a capire come poter fare determinate cose».

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