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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Loro non ci stanno: gli operatori che tutt’ora operano al Centro Agroalimentare si sono incontrati venerdì scorso, 26 ottobre, per dar vita ad un Comitato spontaneo che ha lo scopo di salvaguardare la struttura, cambiandone, comunque, l’uso.
Gli operatori presenti erano poco più di dieci: si vedranno di nuovo il 7 novembre per definire l’organigramma del nascituro comitato, che definirà il nome del presidente e l’elenco dettagliato dei punti da portare avanti (tra cui anche un sistema per essere informati sui Fondi della Comunità Europea 2007-13).
Il problema lamentato dagli operatori è la mancanza di guida del Centro Agroalimentare: ad esempio da anni manca l’indicazione di un direttore, quando questa figura, secondo il regolamento interno, doveva essere individuata dopo 90 giorni dall’apertura (invece sono passati 10 anni…).
Oltretutto la posizione del vicepresidente regionale Luciano Agostini, favorevole alla vendita del Centro, viene contestata: ma come, dicono gli operatori, persino l’Antitrust parla di settore agroalimentare come trainante per l’economia italiana, e qui chiudiamo?
Un altro punto importante è la differenziazione tra la situazione del distretto economico agro-ittico-industriale e il Centro Agroalimentare, che funge da volano commerciale del settore. Anche perché, grazie all’opera del presidente Cicconi e dell’attuale Consiglio di Amministrazione, la voragine dei debiti del Centro è stata annullata. Perché, dunque, vendere un bene che non produce perdita e che anzi potrebbe, se ben gestito, essere fonte di guadagno per le casse pubbliche?

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