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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lascia o raddoppia? Non è un remake della trasmissione di Mike Bongiorno, ma una semplificazione dei risultati dello studio commissionato dal Centro Agroalimentare ad alcuni esperti dell’università Bocconi.
Le analisi degli esperti sono state consegnate nei giorni scorsi al presidente del Centro Agroalimentare Carlo Cicconi, che nella giornata di oggi parlerà dettagliatamente dell’analisi prodotta e di altre questioni relative al centro al Consiglio di Amministrazione. Nei prossimi giorni verrà poi convocata l’assemblea dei soci.
Ma di cosa parla lo studio, che tanto sta dividendo anche il mondo della politica (il vicepresidente della Regione Agostini vorrebbe vendere l’area, il consigliere comunale Gabrielli contesta questa visione)?
«L’analisi degli esperti – dice Cicconi – parte da un dato di fatto: il distretto agro-ittico-industriale è in una fase di forte debolezza, come conferma la crisi delle aziende del settore. Il Centro Agroalimentare, che doveva fungere da volano per l’economia locale, adesso è risanato finanziariamente. Poiché fra 5 mesi scade il mandato di questo Consiglio di Amministrazione, abbiamo pensato di fornirci di uno strumento di valutazione».
«Lo studio – continua – segnala due possibili strade del distretto agro-industriale: da una parte, la possibilità che un soggetto, anche privato, si faccia promotore del rilancio del Centro, magari anche con una partenariato pubblico; dall’altra, se non si interverrà, il settore è destinato ad una continua crisi».
«Ci troviamo dunque di fronte a due estremi anche per il Centro Agroalimentare: da una parte, ribadire il suo ruolo centrale per le aziende dell’agroalimentare piceno, e quindi trasformarlo ancor di più in un punto commerciale, cercando una sinergia tra il Centro e i privati. Ricordando che è possibile vendere alle aziende già qui operanti gli spazi di cui adesso usufruiscono pagando il fitto».
«Altrimenti – è l’amara conclusione di Cicconi – l’altro estremo è la vendita di tutto il Centro ai privati. Ma a decidere dovranno essere Regione, Provincia e Comune».

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