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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un problema di non poco conto, in casi come quello di via Montebianco. Che è una zona considerata residenziale, con un panorama incantevole su San Benedetto, ma senza servizi basilari come parcheggio o, almeno, un bidone dell’immondizia (i residenti devono scendere fino alla Statale…).
C’è un problema di sicurezza e di crescita della città non armoniosa. Qualche giorno fa un idrospurgo è dovuto arrancare fino alla sommità della strada, per almeno duecento metri tutti in salita, tutti a marcia indietro… Se la stessa cosa dovesse accadere ad un mezzo dei Vigili del Fuoco, potrebbero essere problemi: chi risponderebbe di eventuali danni a cose o persone causati, oltre che dall’incidente in sé, dall’impossibilità di operare adeguatamente con i mezzi di soccorso?
Prima della costruzione dell’ultima villetta, che ha annesso a sé la parte che di consuetudine è stata lasciata alla strada, le automobili ma anche i mezzi di soccorso avevano modo di “girare” nell’ultimo tratto della via. Adesso devono faticare molto, con manovre strambe, che hanno causato l’abbattimento della recinzione che delimita la proprietà del vicino centro commerciale di Contrada Monterenzo. E soprattutto non c’è alcuna possibilità di ricongiungersi con l’altro tratto di via Montebianco.
Come è gestita, allora, l’urbanistica sambenedettese? Chi decide cosa si può fare e cosa no? Perché dove è prevista la presenza di una strada (un caso analogo ci interessò la scorsa Primavera, con via Menotti della zona del Paese Alto), viene invece costruito?

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