«A seguito dell’istanza presentata il 24 novembre 2006 da parte della Ugc banca spa o Quercia Funding Srl, per mezzo dei propri avvocati Andrea Veranucci e Luciano Cesari –scrive Alberto Panichi – il giudice dell’esecuzione dott. Raffaele Agostini il 14 dicembre 2006 ha disposto il provvedimento con il quale ha fissato il termine “perentorio” al 28 febbraio 2007 per la riassunzione del processo esecutivo, che era stato sospeso con precedente decisione dello stesso G.E. Alla scadenza di detto improrogabile termine nessuno ha provveduto alla riattivazione del processo esecutivo e di conseguenza, trattandosi di termine “perentorio” non può che produrre un solo effetto: l’estinzione dell’esecuzione 7/92.
Il fatto che il Tribunale di Ascoli Piceno – continua Panichi – pur in presenza del reclamo da me proposto e nel quale nessuna banca si è costituita nonostante le tre opportunità fornite dal Tribunale, non abbia dichiarato l’estinzione dell’esecuzione è cosa ben diversa e riguarda un aspetto da me immediatamente denunciato, che dovrà essere discusso e chiarito in altre sedi giudiziarie.
Conclude: Ora noto che si tenta di banalizzare l’episodio facendolo apparire come un “mero disguido formale” ma questo tentativo evidenzia, a parer mio, una carenza di argomentazioni fondate, serie e convincenti. Non si dimentichi che qui si parla di banche, i cui uffici legali risultano piuttosto efficienti. Quindi la scusa della dimenticanza non può che apparire poco credibile.
Ed allora perché non ci si domanda quali siano le vere ragioni che hanno spinto questa banca a far deliberatamente cadere questo termine perentorio? Io penso di averle capite e prontamente riferite a chi di dovere.
Proprio per questi motivi al momento preferisco non rispondere ai riferimenti sulla mia condanna per bancarotta, preferendo che siano altre sedi giudiziarie a fare totale chiarezza sull’intera vicenda, e questo a partire dagli anni 90. Dopodiché tornerò molto volentieri sull’argomento, ma da una posizione diversa».

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