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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fu colpa di un altro natante o di un sommergibile militare? Oppure quello del Rita Evelin fu uno di quei naufragi destinati a rimanere misteriosi nella storia del rapporto dell’uomo con il mare? Lo potrebbero stabilire le analisi chimiche che sono in corso a Roma da parte dei reparti specializzati della Polizia Scientifica. Cos’hanno in mano? Alcune tracce di vernice antivegetativa rinvenuta sui cavi da pesca prelevati dal relitto e dei campioni di vernice prelevato dallo scafo del relitto stesso. Vernice che potrebbe essere la traccia di un altro natante, oppure no.
E’ passato un anno da quella triste alba del 26 ottobre del 2006. Quella mattina il Rita Evelin si inabissava a ottanta metri di profondità, sui fondali delle acque al largo di Porto San Giorgio. Perdevano la vita il sambenedettese Francesco Annibali, il tunisino Ounis Gasmi e Luigi Luchetti di Martinsicuro, rimasti prigionieri del maledetto peschereccio. Il capitano e armatore Nicola Guidi riusciva a salvarsi, Dio solo sa come, ripescato dopo ore nelle acque dell’Adriatico da un peschereccio pugliese.
A un anno di distanza da una tragedia che segnò la marineria locale in un anno particolarmente triste – pochi mesi prima erano morti due marittimi a bordo del Vito Padre – la magistratura indaga per stabilire le cause del naufragio, avvenuto in una giornata di mare calmo.
Il relitto non verrà mai riportato in superficie. I costi sono troppo alti e gli inquirenti si affideranno ai video subacquei e soprattutto ai riscontri sulla vernice trovata sui cavi.
Di quel periodo ricordiamo la rabbia della popolazione e delle famiglie, che per 17 giorni attesero invano di riavere i poveri corpi. Accadde solo il 14 novembre, ma erano stati individuati molto prima. Eppure si doveva portare su il relitto, questi erano gli ordini della magistratura.
Ma la rottura di un’imbracatura durante le operazioni bloccò ogni velleità, sollevando dubbi sull’adeguatezza di quel pontone per un’operazione di tale portata. Un’operazione che costò quasi 800 mila euro, che il Governo deve ancora pagare.

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