SAN BENEDETTO DEL TRONTO – San Benedetto, Ascoli Piceno, Italia. Storie di ordinaria magistratura. Come la vicenda che vede coinvolto l’imprenditore Alberto Panichi: nei ruggenti ’80 con la sua Blooming conquistò adolescenti e non solo, poi, negli anni ’90, spogliato di tutti i suoi beni per una improvvisa dichiarazione di fallimento. Negli ultimi anni ha combattuto contro il Tribunale di Ascoli, fino ad arrivare a denunciare ben 14 giudici (su 18) della Procura per persecuzione giudiziaria.
Una battaglia legale che è culminata, sabato scorso, nella condanna dello stesso Panichi per bancarotta fraudolenta (5 anni di carcere contro i 3 precedentemente chiesti dal Pm…). Una sentenza che però non abbatte l’ex Blooming: «Non mollo. Altri, al posto mio, avrebbero abbandonato. Ma io sono un testardo…»
Panichi, però, dal giugno 2005 si è rivolto al Tribunale dell’Aquila per denunciare «il sistema messo in atto dal Tribunale di Ascoli Piceno».
Due sono le figure centrali dell’accusa di Panichi: Antonio Sergiacomi, curatore fallimentare del gruppo Panichi, e Luciano Cesari, avvocato della Cariverona.
Sono tante le denunce presentate da Panichi contro il Tribunale di Ascoli, alcune delle quali molto recenti. Un “fumus persecutionis” che andrebbe, secondo l’imprenditore, da frasi ascoltate da lui direttamente o tramite interposta persona («Panichi è uno che impiccia», «Qui tira una brutta aria per lui», «Qui in Procura l’avvocato difensore è molto importante»), ma soprattutto ad un comportamento costantemente contrario all’imputato.
Ad esempio il giudice Marozzi, che doveva difendere la massa dei creditori, ha poi curato la difesa anche di Sergiacomi, in palese conflitto. Oppure dei tentativi di archiviazione di denunce che non sarebbero state neanche approfondite.
Ma perché tutto questo? Se lo chiede anche il diretto interessato. Che afferma: «Ho il mio pensiero di questa difesa strenua di Sergiacomi e Cesari, ma sono una persona abituata a parlare solo di fronte a fatti che ho la certezza di provare». Chi vuole intendere, ha inteso.

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