MONTEPRANDONE – Non c’è pace per l’antenna Vodafonde di via Alfieri. Installata due anni fa, l’impianto per la telefonia mobile suscitò immediatamente grandi proteste da parte dei cittadini della zona, che si organizzarono in un comitato molto combattivo. Aspre furono le critiche rivolte nei confronti dell’amministrazione comunale, rea, secondo i cittadini, di non essersi opposta alla sistemazione dell’antenna. Comitato che ancora adesso è scettico sui primi dati relativi alle emissioni elettromagnetiche in via Alfieri. Da parte loro, il sindaco Menzietti e il consigliere comunale con delega all’Ambiente Pacifico Malavolta si dichiararono impossibilitati ad opporsi, a causa della Legge Gasparri che liberalizzava (troppo, secondo molti) l’impianto per ripetitori di telefonia mobile.

Nel numero 694 di Riviera Oggi siamo tornati ad interessarci della questione: difatti l’antenna di via Alfieri, a partire dall’inizio di questa estate, è stata costantemente monitorata con attrezzature dell’Arpam (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale). I dati definitivi verranno resi noti nelle prossime settimane. Tuttavia sono disponibili alcuni dati – pur parziali – di una serie di rilevazioni spot che ci sono stati comunicati da Pacifico Malavolta. Si tratta di sei rilevazioni, tutte ampiamente inferiori ai limiti di legge (che sono pari a 6 volt per metro). In un punto che, da via Alfieri, si dirige verso il centro di Centobuchi, si sono registrati infatti appena 1,2 v/m.

«Molto meno che le emissioni dai cellulari – spiega Malavolta – Al momento in cui prendono la linea per una telefonata, l’intensità schizza addirittura a 11 v/m, per poi scendere rapidamente». Dati e rassicurazioni che però non hanno tranquillizzato il comitanto anti-antenna, che ci ha contattato con i suoi rappresentanti per ribattere le opinioni di Malavolta.

I dati sulle rilevazioni, spiega il comitato, non sono ancora certi e l’Arpam li comunicherà soltanto nelle prossime settimane; ma al di là di questo i residenti della zona non si sentono sufficientemente tutelati dall’amministrazione comunale, e dubitano in modo deciso sull’operato in tema di difesa della salute dei suoi cittadini. Anche se, allo stato della ricerca scientifica, non vi sono dati oggettivi che certifichino la pericolosità per le onde elettromagnetiche per la salute (anche se è certo non auspicabile essere sottoposti ad un grande quantitativo di irradiazione per tempi prolungati), resta il fatto che poi non avvenga quanto stia accadendo con l’eternit o il Ddt.

Il comitato, attraverso i suoi rappresentanti, lamenta il fatto che non si sia provveduto ancora alla mimetizzazione dell’impianto. Il proprietario dell’immobile aveva già fatto sapere che non intende rinunciare a parte del suo guadagno per “coprire” l’antenna e l’amministrazione non è intenzionata a sostenere tale spesa. C’è anche da dire che il parere positivo rilasciato dalla provincia di Ascoli Piceno vincolava la Vodafone, una volta installata l’antenna, a non utilizzare materiali refrattari per la realizzazione dell’impianto e di mimetizzare lo stesso con piante di alto fusto.

Ma non è stato fatto nulla di tutto questo in quanto per realizzare l’impianto è stato utilizzato ferro zincato; inoltre non è stata posta nessuna pianta ad alto fusto e per di più nelle vicinanze si può trovare quasi di tutto come documentato dalle foto scattate. Gli abitanti di via Alfieri sono stanchi delle lungaggini burocratiche e chiedono solo che quest’amministrazione sia più severa e rigorosa nei confronti dei poteri forti di queste grosse compagnie nel solo interesse di tutelare la salute della popolazione, soprattutto quella dei bambini. Aspettando una risposta chiara ai tanti interrogativi.

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