Su Sambenedettoggi da sabato mattina in edicola i particolari della conferenza

Alberto Panichi, un uomo vessato dalla giustizia. E’ questa l’impressione che ho avuto assistendo alla sua lunghissima esposizione dei fatti che, da oltre dieci anni, hanno letteralmente trasformato la sua esistenza. Era un uomo ricchissimo abituato ad avere tutto.
Con grande abilità ed intelligenza, si era districato nel mondo dell’imprenditoria internazionale arrivando a livelli tali che qualcuno ancora lo definisce così «era il Della Valle della Riviera delle Palme».
Un uomo, nello stesso tempo rispettato e temuto, che ha dato lavoro a tantissime famiglie negli anni ‘80-‘90. Era difficile contraddirlo. Perché sapeva quello che diceva ed, in piccola parte, perché il rispetto nei suoi confronti era quasi naturale. Un rispetto che qualcuno, a quei tempi, trasformava abilmente in interessata piaggeria che Alberto ripagava con una magnanimità e bontà illimitata. Molti di quei “qualcuno” ora sono spariti nel nulla.
Mi ha colpito, durante la conferenza stampa, notare che ora, come negli ultimi dieci anni, a differenza di prima, i suoi discorsi vengono ascoltati con diffidenza. Nonostante che, anche adesso, i suoi ragionamenti siano contornati da fatti concreti, da teoremi inattaccabili, da verità inoppugnabili. Non solo all’apparenza. Scherzi del potere.
Mi è sembrato giusto dedicare una pagina alla sua vicenda anche se le carte, in questo momento, lo vedono come un uomo condannato a cinque anni per il grave reato di bancarotta fraudolenta.
Ho avuto la sensazione che clamorosi colpi di scena non sono impossibili.

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