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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sulle liste bloccate in queste elezioni primarie del Partito Democratico ben pochi hanno avuto il coraggio di parlare chiaro. In molti dicono che «nessuno era d’accordo», eppure il metodo è stato usato ugualmente.
Liste bloccate significa votare non per una persona ma per una corrente di persone. E questo può andare anche bene.

Tizio mi piace? Se però occupa il settimo posto nella lista che devo votare per dargli il mio voto, non sarà mai eletto perché la sua candidatura è subordinata a quella di Caio e Sempronio. Quindi al massimo posso votare la lista di Tizio, ma non Tizio, in definitiva. Anzi, sono costretto a dare il voto anche a Svetonio, che magari gradisco ben poco. Insomma, un’urna trappola per la mano dell’elettore, in confronto con il sistema di voto delle amministrative comunali, perfettibile ma sicuramente lodevole. Un sistema che ti permette di scegliere una persona e una corrente, un partito, una lista. Fossero tutti così.
Il Pd nasce con le liste bloccate, che saranno cattiva nutrice. Le primarie sono state il trionfo della delega fatta dagli apparati partitici. L’elettore di centrosinistra ha votato per uno status quo, non ha votato per una fuga in avanti. Sono stati eletti gli attuali vertici del centrosinistra, locali e nazionali; coloro che potevano e dovevano essere eletti, ovvero confermati.
Sta bene. Nel proprio partito ognuno fa come gli pare. Ma meno retorica allora sul trionfo della democrazia e su quello della politica sull’antipolitica.

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