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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una scontata bocciatura anche dal Circolo dei Sambenedettesi. L’idea partorita dall’architetto Farnush Davarpanah – oramai braccio e mente di qualsiasi iniziativa che riguardi San Benedetto – sulla centralissima Piazza Matteotti non trova consensi.
Farnush vuole ripensare l’antica piazza d’Armi (diventata poi piazza Garibaldi), già positivamente ristrutturata un paio di anni fa, per impiantarvi boschetti di limoni e fontane interattive. Un salto nel futuro. Che ha provocato la reazione della professoressa Benedetta Trevisani del Circolo dei Sambenedettesi, nell’ultimo numero di “Lu Campanò”, il periodico dell’associazione.
«Boschetti in piazza Matteotti? Limoneti? Fontane interattive?»: inizia con una profusione di interrogativi l’editoriale della Trevisani. Che continua: «Riteniamo che il luogo debba assolutamente corrispondere al suo significato e debba perciò essere curato perché risulti bello, accogliente e funzionale. Caratteristiche che si possono efficacemente realizzare anche prescindendo da un’ornamentazione ridondante e leziosa, da una retorica del bello che in definitiva può risultare gratuita e artificiosa».
La Trevisani non fa sconti all’architetto Farnush, pur senza nominarlo e anzi spiegando che «il nostro discorso non va visto come eventuale censura nei confronti di quanto elaborato dagli uffici comunali dei Lavori Pubblici».
«Sappiamo che tutto quanto è vistoso, ludico, ben guarnito e stuzzicante suscita nei più la meraviglia e molto facilmente attrae, per cui qui non si fa questione di indici di gradimento» continua. E sembra riferirsi, prendendo spunto da quello che potrà essere piazza Matteotti, anche al lungomare “più bello d’Europa”, opera dello stesso architetto: sicuramente attraente, forse non molto funzionale, sicuramente costosissimo.
«Anche Disneyland – scrive la Trevisani, citando il non plus ultra della modernità – con tutta la sua allettante fiction favolistica richiama flussi intinterrotti di gente, ma per l’appunto è un luogo “altro” rispetto a quelli del vivere comune».
«Noi riteniamo – conclude – che i luoghi hanno una loro anima che i tempi della storia, la conformazione degli spazi e la loro destinazione sociale, le abitudini della vita della popolazione hanno contribuito a formare. Quest’anima va riconosciuta e rispettata per evitare che l’esteriorità entri in contrasto con la sostanza».
Chissà che ne pensa l’architetto Farnush…

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