SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I lettori del settimanale Riviera Oggi conoscono bene la storia dell’eredità Rambelli, un patrimonio della città finora inutilizzato.
Dal 1999 il Comune è infatti l’erede universale del patrimonio dell’imprenditore di origine ravennate Pietro Paolo Rambelli, sposato con una discendente della famiglia Cerboni. La coppia ebbe una figlia che scomparve prematuramente e decise di donare i propri beni al Comune: due fondi rustici fra cui quello di Valle del Forno e soprattutto la villa di famiglia in via Silvio Pellico 48, a ridosso della statale Adriatica e immediatamente a sud dell’ospedale civile.

La villa è un esempio di edilizia signorile ottocentesca e ha un parco con una grande varietà di essenze arboree; al suo interno, prima di essere sistemati in una sede più sicura, c’erano libri, suppellettili e mobili preziosi.
Villa Rambelli potrebbe diventare sede di un museo, luogo di rappresentanza, parco pubblico, centro di cultura e socializzazione. Ma per ora il Comune non ha fatto granché per valorizzarla. A febbraio l’assessore al Bilancio Antimo Di Francesco ci disse che per il restauro esisterebbero fondi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Poi il sindaco Gaspari ventilò la possibilità di un aiuto dei privati. Il Comune renderebbe edificabile l’area della vecchia fornace Cerboni – parte anch’essa dell’eredità – mettendo sul piatto della bilancia le operazioni di restauro della villa in via Silvio Pellico.

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