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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Sono la madre di un bambino disabile di 10 anni, con inabilità al 100% e il riconoscimento dello stato di grave disabilità permanente. Non mi fa piacere divulgarlo ai quattro venti, ma sono costretta anche a violare il mio diritto alla riservatezza per poter in qualche modo difendere mio figlio»: Gabriella Ruggeri si vede costretta a rivolgersi alla stampa: «Da anni mi confronto quotidianamente con le istituzioni pubbliche – scrive – Ci sono problemi con la sanità pubblica, con la scuola, con il Comune, per certi versi è normale. Anche io sono una dipendente pubblica, e come tale capisco le difficoltà anche dei funzionari pubblici».
«Ci sono dei limiti però sotto ai quali non si può scendere, e che chiamano in causa la responsabilità pubblica di quelli che devono vigilare e controllare affinché certe ingiustizie e assurdità non accadano – precisa la signora Ruggieri – Da anni mi sottopongo a sfibranti, infiniti, umilianti, inutili colloqui e contatti con le assistenti sociali che si occupano di disabilità presso il Comune: e le cose sono peggiorate. Ogni genitore di minori disabili subisce a San Benedetto una crescente situazione di ottusità burocratica, di alterigia, giudizi di una pesantezza incredibile, trova solo complicazioni alla propria situazione già difficile. Ogni intervento del Comune, poche ore di assistenza da parte di operatori di cooperative, viene precariamente concesso solo dopo umilianti, infinite, faticose richieste e poi revocato o ridotto con un atteggiamento che definire privo di qualsivoglia professionalità è mero eufemismo».
Accuse pesanti: «Il dirigente precedente (Roberto De Berardinis, ndr) certe cose riusciva sempre a controllarle e a dirigerle, con grande fatica, severità, diplomazia, ma ci riusciva. Da oltre un anno la situazione è ormai completamente fuori controllo e peggiorata (il nuovo dirigente è Giovanni Alleva, ndr). A mio figlio, e ad altri, le ore di assistenza scolastica sono state ridotte. Incontro continue e crescenti difficoltà con le assistenti sociali che si occupano di disabilità, per la assistenza domiciliare, i centri ricreativi estivi, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’assistenza indiretta».
Infine, la provocazione: «Aiutateci, devo chiamare il Gabibbo, cioè un buffone per poter sperare finalmente che qualcuno rimetta in riga e faccia lavorare e seriamente chi si occupa di handicap nel Comune di San Benedetto?».

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