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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La messa a norma del Riviera delle Palme ci preoccupa più dell’attuale situazione tecnica della squadra». Dal presidente della Samb Gianni Tormenti traspare lo stato d’animo di un imprenditore alle prese con un bivio forzato: dover investire circa quattro milioni di euro per un impianto di gioco che non è di sua proprietà, ma che una legge varata d’urgenza impone di mettere a norma, per non dover far giocare la Samb senza pubblico.
«La durata della convenzione pluriennale con il Comune è il vero nodo della questione» continua Tormenti. Nella mattinata di lunedì 15 ottobre c’è stato un primo incontro interlocutorio fra la società e il sindaco Giovanni Gaspari: le due parti si sono fatte alcune proposte reciproche, al momento non note.
Entro giugno 2008 i lavori allo stadio dovranno essere conclusi. Entro il 31 dicembre, invece, dovrà essere istallato l’impianto di videosorveglianza, del costo di circa 600 mila euro. Almeno altri due milioni e mezzo serviranno per i tornelli, la recinzione esterna, lo spostamento delle biglietterie e l’adeguamento dei bagni.
Ma è adesso che la famiglia Tormenti deve prendere una decisione: è ovvio che la società vuole una contropartita dal Comune. Lo stadio messo a norma dovrà perciò essere un veicolo di reddito per la società, possiamo intuire.
E’ in ballo tutto lo spirito dell’avventura Tormenti nella Samb. A chi fa notare come la piazza attenda un segnale concreto dai tre fratelli di Martinsicuro, Gianni risponde: «Abbiamo acquistato la Samb appena fallita perché abbiamo programmi a lunga scadenza. Ora c’è questa ulteriore spesa per lo stadio: dobbiamo fare le nostre valutazioni, e sentire cosa in concreto ci propone il Comune. Se sono preoccupato? Si, come lo ero a maggio e come lo sarò fino a quando questa storia non si sarà conclusa. Ripeto, mi preoccupa di più la messa a norma del Riviera che la situazione tecnica della Samb, perché questi giocatori valgono e lo dimostreranno».
Ma per lo stadio, oltre che le capacità, bisognerà sborsare tanti quattrini. Estendendo il discorso a tutta la serie C, tiriamo fuori a Giovanni Tormenti questa battuta: «Siamo professionisti solo per quanto concerne i doveri che abbiamo, vedi l’adeguamento degli stadi. Ma non lo siamo per i nostri diritti, cioè i proventi delle televisioni. E ricordiamoci che il calcio non è un settore dove un imprenditore può guadagnare. Al massimo può rimetterci».

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