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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Leo Bollettini non vuole “infiocchettare” una situazione drammatica come quella del settore agroindustriale locale. L’impressione che ricaviamo dalle sue parole è una certa amarezza, per quello che poteva essere fatto e non è stato. La parola d’ordine per il futuro? Velocità, e manager all’altezza per un mercato globalizzato e agguerrito.

Bollettini, lei è stato presidente fino a giugno del comitato di coordinamento del Distretto Agroindustriale. Che idee si è fatto su questa crisi?

«Il Distretto ha cercato di fare qualcosa di concreto, ma le difficoltà permangono. Il settore paga la mancanza di politiche serie negli ultimi 20 anni».

A cosa si riferisce?

«Per esempio sono stati fatti piani di sviluppo rurale che hanno dato eccessiva importanza a fattori di per sé positivi, come i prodotti biologici, ma che incidono solo per una bassa percentuale sugli interessi generali del settore».

Come rilanciare i prodotti agroalimentari italiani, e locali?

«I nostri prodotti danno ampie garanzie sul rispetto delle norme di produzione, sulla qualità e sui residui massimi ammessi. Ma ripeto che non sono state fatte buone politiche verso le imprese trainanti, per permettere loro di mantenere personale e crescere. E se un’azienda non può crescere, tantomeno può vivere. Per non parlare della concorrenza sleale fatta anche qui nel territorio da alcune aziende che non rispettano le regole contributive».

Fondi comunitari, come sfruttarli al meglio?

«All’estero li usano in modo più efficace, perché quando si pianifica come gestirli non viene dato spazio a interessi e rivendicazioni particolari. Imprese e istituzioni studiano insieme come investirli al meglio. In parole semplici, chi gestisce i fondi comunitari dovrebbe incontrare le aziende per chiedere quali sono i loro interessi e le loro idee di sviluppo. Questo è mancato finora».

Per l’Arena Surgelati di Grottammare si è parlato di una riconversione che ha lasciato perplessi in molti. Come giudica questi tentativi?

«Dipende dagli uomini, dalle capacità e dalle visioni che si mettono in campo. Per fare buone riconversioni servono manager all’altezza, che non sempre ci sono. Si possono fare, ma occorre la massima velocità. Perché oggi si fanno i conti con un mercato agguerrito e globalizzato».

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