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ASCOLI PICENO – *Massimo Rossi, presidente della Provincia di Ascoli Piceno, interviene riguardo il tema dell’utilità delle Province, rispondendo a Giovanni Gaspari, sindaco di San Benedetto, che al nostro giornale si è dichiarato favorevole all’abolizione di questi enti, ricordando come in passato anche l’attuale presidente Rossi lo fosse: circostanza invece smentita dal diretto interessato.


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Il clima di insofferenza crescente che si registra nei confronti della politica è, a mio parere, molto preoccupante. Ma bisogna prendere atto che esso trae spunto dalla constatazione di una serie di degenerazioni in relazione a costi e privilegi ingiustificati che si sono determinati in vari settori della pubblica amministrazione. Si pensi ad esempio alle stratosferiche indennità dei parlamentari: un stipendio netto per un deputato di 13,679,69 euro a cui si aggiungono le gratuità sui mezzi di trasporto e altre agevolazioni è incomprensibile per la maggior parte dei cittadini. Inoltre non può sfuggire l’assurdo proliferare di vari enti ed organismi intermedi (autorità d’ambito, società partecipate, consorzi) che hanno moltiplicato poltrone ed oneri e disgregato l’organicità ed unicità dell’azione di governo.

La necessità di intervenire su queste gravi deformazioni non deve però lasciare spazio a ipotesi insensate e dannose come quella di abolire le Province. Sento il dovere di ricordare, non certo per un’inutile difesa d’ufficio, che in un Paese con 5600 comuni su circa 8000 con meno di 5000 abitanti non si può fare a meno di un Ente di coordinamento autorevole e riconosciuto che sia in grado di assicurare un equilibrio dello sviluppo e una capacità di “fare sistema”. Un ruolo che non può essere svolto dalle Regioni, che sono troppo distanti dai piccoli Comuni, o dai Comuni più grandi che, piuttosto che coordinare, tenderebbero ad accentrare… A meno che si ritenga che i centri minori, montani e rurali debbano definitivamente spopolarsi e scomparire per addensare popolazione e servizi in poche grandi aree urbane. A me sembra una prospettiva inquietante che evoca enormi problemi ambientali, sociali e, in definitiva, di qualità della vita.

Chi dunque riveste cariche istituzionali, potendo disporre di un quadro completo di conoscenze in relazione a queste tematiche, dovrebbe lasciare ad altri argomenti qualunquistici ed entrare nel merito dei problemi. Deve dimostrare che sia meglio avere cento piani regolatori redatti ciascuno in base ai desiderata del singolo Comune (..se non del singolo privato!) senza tener conto delle scelte del Comune limitrofo, piuttosto che cento piani coordinati da un unico strumento urbanistico che stabilisca, ad esempio, che non si può realizzare un polo scolastico confinante con una discarica di un altro Comune. Deve spiegare in quale altro modo i centri più piccoli potrebbero trovare sostegno per le proprie politiche culturali e turistiche, per partecipare ai bandi per i finanziamenti europei, per formare il proprio personale, per redigere un piano regolatore…

Nella Provincia di Ascoli su 73 Comuni, 56 hanno meno di 5000 abitanti e ben 47 ne hanno meno di 3000. Vogliamo dunque un territorio dove tutto si concentri nelle città più grandi e gli altri si arrangino? Si esca dai propri confini municipali, si parli con i Sindaci di questi centri dove si vive ogni giorno il pericolo di veder morire il proprio territorio. Si chieda ai quei Sindaci se è inutile la Provincia, con le sue annuali campagne di ascolto, le risposte che riesce a dare loro sulle piccole – grandi esigenze, con il coinvolgimento che assicura nell’elaborazione di progetti da presentare alla Regione e all’Unione Europea, che ormai prendono in considerazione soltanto interventi con ricaduta su aree vaste.

E ciò senza considerare l’attività ordinaria della Provincia. Ordinaria per modo di dire, quando si pensa alle centinaia di controlli ambientali, ai milioni di euro per finanziare la realizzazione o la concessione in affitto di case popolari, per gli interventi sui corsi d’acqua, ai 24,5 milioni di euro investiti in tre anni per le scuole, ai 45 milioni spesi per migliorare quasi 2000 chilometri di strade. Per non parlare di interventi che non esito a definire “storici” per questo territorio, come quelli per il risparmio energetico, con la distribuzione a tutte le famiglie di un milione di lampadine a basso consumo e aeratori frangigetto, oppure quelle per il lavoro con le “work experience” che consentono a migliaia di giovani laureati e diplomati di entrare nel mondo delle aziende. E potrei continuare ancora per molto.

Nessun Comune, per quanto bello, grande, autorevole, può fare da solo, perché solo un equilibrio del territorio può offrire un valore aggiunto ad una terra bellissima come la nostra. E la Provincia è l’ente in grado di assicurare questo equilibrio. Certo ciò dipende dalla capacità di svolgere adeguatamente questo ruolo… ma questo vale per ogni istituzione! L‘ho sempre pensato, anche quando ero Sindaco di Grottammare (sfido a dimostrare il contrario) e ho anzi bene impresso nella memoria il mio parere contrario in sede di direttivo ANCI quando nel 2000, al momento di presentare gli emendamenti in vista della riforma del Titolo V della Costituzione, vi fu chi propose l’abolizione delle Province. Ne ero convinto allora pur non avendo tutti gli strumenti per approfondire il tema, ne sono più che mai convinto oggi quando guardo a tutto ciò che abbiamo fatto e a tutto ciò che stiamo realizzando per l’intero territorio.

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