TORTORETO – Mentre proseguono i lavori di pulizia del fango da strade e seminterrati e si cerca di ripristinare la normalità lavorando anche sotto la pioggia, che oggi si è di nuovo riversata sulle aree colpite dall’alluvione di domenica scorsa, aumenta a Tortoreto la rabbia dei cittadini, che si sono visti vittime di un disastro che forse poteva essere evitato. Si cercano eventuali responsabili, si formulano accuse, e ci si chiede se una maggiore e più attenta manutenzione del territorio forse avrebbe potuto impedire l’alluvione o, quantomeno, di limitarne i danni.

La causa principale dell’onda anomala che ha invaso Tortoreto è stata attribuita alla frana che ha interessato una parte della collina sovrastante il lago di Priore, situato nell’oasi naturalistica a monte di Tortoreto Lido. Il fango scendendo nel lago ne ha fatto tracimare le acque, che sono scese a valle miste a melma e detriti.

Paolo Priori, proprietario dell’oasi naturalistica, attribuisce invece le responsabilità del disastro ad una cattiva manutenzione del fosso Vascello, che non ha sostenuto l’elevata quantità di acqua arrivata da monte ed è traboccato. «Nel 2002 a Tortoreto – ha spiegato Priori – si è verificato un altro allagamento, anche se di minore entità, e in quell’occasione il Comune ottenne un finanziamento di 120 mila euro per la messa in sicurezza del fosso. L’opera però non è mai stata portata a termine. Se invece si fosse provveduto a d allargare e a tenere pulito il fosso, sicuramente avrebbe potuto contenere maggiormente la discesa dell’acqua dalla collina e i danni sarebbero stati limitati».

Ma lo straripamento del lago di Priore non spiega del tutto l’allagamento di Tortoreto, dato che l’acqua si è riversata anche in zone non direttamente interessate dal fosso Vascello. Secondo la protezione Civile, invece, le cause sono da attribuire ad un generale dissesto idrogeologico della collina di Tortoreto, come ha anche affermato il geologo Leo Adiamoli, secondo cui la causa di frane e alluvioni è dovuta anche al cambiamento climatico che si sta avendo negli ultimi anni.

«Sulla nostra costa fino a dieci anni fa cadevano 600, 700 millimetri di pioggia l’anno distribuiti in circa 80 giorni – ha spiegato Adiamoli – mentre attualmente sempre più spesso si verificano precipitazioni abbondanti concentrate in pochi giorni, soprattutto dopo lunghi periodi di siccità. Questo comporta la creazione di fessure nel terreno, attraverso cui l’acqua si infiltra, causando frane e smottamenti. Sulla costa poi – ha proseguito il geologo – hanno edificato ovunque, anche sopra i fossi di scolo. E questa senza porsi il problema di realizzare delle opere di smaltimento dell’acqua piovana».

Intanto, mentre si cerca il capro espiatorio del disastro ambientale, i cittadini ad Alba Adriatica e Tortoreto continuano a spalare il fango dalle loro case e fanno la conta dei danni che, tra case, negozi e aziende allagate, arrivano già a diversi milioni di euro. Già si sono costituiti alcuni comitati cittadini per l’assistenza delle vittime dell’alluvione nelle richieste di risarcimento danni. Nei giorni scorsi infatti, i sindaci dei comuni colpiti dagli allagamenti hanno avuto un incontro a L’Aquila con il Presidente della Regione Ottaviano del Turco, che ha dichiarato il massimo sostegno e aiuto. E’ già stata avviata la richiesta per lo stato di calamità, e le vittime del disastro potranno avere un risarcimento economico. Una parziale consolazione per un disagio fisico ed emotivo che forse, in qualche modo, si sarebbe potuto evitare.

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