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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Può una provincia bonsai quale sarà la prossima di Ascoli – 150 mila abitanti, all’incirca – relegare San Benedetto al ruolo di comprimaria? Crediamo di no. Bene fece il sindaco Gaspari, già un anno fa, a rivendicare il diritto ad un nuovo nome: provincia di Ascoli e San Benedetto. Non è una questione di campanilismo, ma di rivendicazione di un ruolo importante, che la nascita della mini-provincia fermana impone.

San Benedetto non ha la storia e la bellezza architettonica del capoluogo, che è una città dalle infinite potenzialità (ancora compresse); ma può vantare un ruolo propulsivo per quanto riguarda il commercio, il turismo, il settore della pesca e anche quello industriale, in riferimento al suo hinterland.

Anche se stiamo parlando di un fazzoletto di territorio, San Benedetto deve tirare fuori un po’ di orgoglio: rabbrividiamo ogni volta che sentiamo, ad esempio, parlare di superstrada Ascoli-Mare e non, doverosamente, di Ascoli-San Benedetto.

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