GROTTAMMARE – Il Premio Libero Bizzarri ha fatto centro. Nella serata di venerdì sera, al Teatro delle Energie, durante il forum sulla presentazione del “Laboratorio di documentari e inchieste sociali” il direttore artistico della rassegna ha aperto la discussione con la lettura di un comunicato del capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato, Giovanni Russo Spena.

«Trovo di grande interesse – ha scritto il senatore membro della commissione vigilanza Rai – i temi della Rassegna del documentario organizzata dal premio Libero Bizzarri. Gli argomenti delle opere e il progetto che sottende alla rassegna sono animati da un sincero spirito professionale vincolato al servizio pubblico radiotelevisivo, in un momento che per la Rai non è certo il massimo quanto a palinsesto»

Il tema del forum, nella penultima serata della rassegna, è stato la presentazione del coraggioso progetto avanzato dal giornalista indipendente e regista Rai Stefano Mencherini, per un laboratorio di inchiesta e documentario sociale. L’idea parte dal concetto di Servizio pubblico che la Rai “dovrebbe” garantire. E che di fatto non assolve, in questo periodo di “informazione – panino” e palinsesto traballante con sempre meno spazio all’approfondimento e all’inchiesta. L’obiettivo è coinvolgere tutte e tre le reti dell’emittente pubblica e non accontentarsi di una programmazione episodica e alquanto schizofrenica esclusivamente su Rai Tre, come dire “a spizzichi e bocconi”.
Si avverte la necessità della «costituzione di un laboratorio che produca e veicoli dei prodotti legati al racconto documentaristico e d’inchiesta sociale, – dice Mencherini – spaccati di realtà locale e fuori confine».

All’appello, divulgato da Articolo21 (www.articolo21.info), hanno aderito le persone più diverse, professionisti dell’informazione, addetti ai lavori, politici, pensionati, studenti, semplici cittadini stanchi di vedere un’informazione pilotata da condizionamenti politici. Relegata a salotti e poltrone di talk show che assomigliano sempre più a reality dell’inciviltà.
Il documentario italiano di inchiesta esiste ancora, su reti di distribuzione indipendente, acquistato dai colossi delle telecomunicazioni all’estero – BBC ad esempio – ma non trova spazio nella politica di Mamma Rai, che offre solo una versione consolatoria e controllata della realtà del paese.
Tra gli altri interventi, è interessante quello di Beppe Cremagnani, ex collaboratore Rai e regista indipendente di documentari di inchiesta, del quale è stato proiettato “Gli imbroglioni”, film che ha portato alla luce fatti gravissimi sugli imbrogli elettorali.

«La nostra televisione non ama l’informazione» ha dichiarato il regista.

Invitiamo i nostri lettori ad aderire all’appello sul sito www.articolo21.info

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