GROTTAMMARE – Al Premio “Libero Bizzarri” si parla di diritto alla legalità, di pari opportunità e diritto al lavoro. A farlo è Rita Borsellino che, in occasione della proiezione del documentario “Un’altra Storia” di Marco Battaglia, ha partecipato a un dibattito incentrato su temi politici e sociali: «Questo documentario è una chiave di lettura della società siciliana che vive di contrasti tra due mondi in conflitto. I registi non aggiungono nulla alla narrazione, le immagini parlano da sole».

La sorella del giudice Paolo Borsellino, ucciso a Palermo nel 1992, spiega così l’opera che ripercorre lo scontro elettorale del 2006 per la presidenza della Regione Sicilia. Uno scontro cruento tra due modi di vedere la realtà: quella di Rita Borsellino, tuttora impegnata a contrastare le organizzazioni mafiose, e quella di Totò Cuffaro, attuale presidente della Regione Sicilia, indagato per favoreggiamento aggravato a “Cosa Nostra”.

«La politica ha fallito in tutta Italia, non solo in Sicilia – ha commentato Rita Borsellino – Però da noi c’è un motivo in più che è stato causa del fallimento. Il voto non è libero. Le persone votano chi promette di soddisfare dei bisogni primari vendendo l’unica arma a loro disposizione che possa cambiare realmente la cose: il voto. Non ne capiscono l’importanza».

La signora Borsellino vede un barlume di speranza, un possibile cambiamento: «Attualmente le cose stanno cambiando grazie ai giovani. Molti, purtroppo, lasciano ancora la nostra terra poiché costretti ad andar via».

E’ giusto pensare anche che la mafia cambi a sua volta, seguendo le trasformazioni della società e della politica: «Oggi la mafia non ha più referenti a Roma poiché scende in campo direttamente. I figli di mafiosi hanno studiato per poi inserirsi in posti di potere. La mafia coesiste con una parte imprenditrice che entra direttamente in politica».

Ma se la mafia si modifica forse anche la magistratura è cambiata. Su questo punto la signora Borsellino è molto fiduciosa: «Quella cresciuta nella scuola di Falcone e Borsellino non cambia, per fortuna. Lascia segni tangibili. I magistrati che vengono intimiditi sono segno di persone che fanno bene il loro lavoro».

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