SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’era una volta una bella e grande Scuola elementare – dai più erroneamente chiamata “Moretti” ma per la verità intitolata all’eroe Benedetto Caselli – dove i tanti bambini che la frequentavano e i genitori che andavano a portarli e a prenderli entravano e uscivano comodamente dai portoni principali collegati ad ampi cancelli che davano su un tratto di strada – Via Gino Moretti, l’indirizzo della scuola – dove non c’erano né case, né portoni, né negozi (tutt’al più una saracinesca di garage, magari usata da qualche dirigente comunale).

Un tratto di strada che – quando veniva chiuso agli orari canonici da vigili urbani e ausiliari del traffico – per genitori e parenti diventava un ampio e tranquillo spazio dove accompagnare, aspettare e riprendere i rispettivi scolari che uscivano in rapide frotte libere, sicure e festanti.

Ora da lunedì 17 settembre la favola è finita. Si entra e si esce non più dai cancelli a suo tempo progettati a tale scopo, ma da un angusto cancelletto di servizio posto sul retrobottega di quella bella e grande scuola, allo spigolo fra le Vie Mario Curzi e Giovanni XXIII, dense di traffico, abitazioni e negozi. Un cancelletto collegato ai portoni d’ingresso della scuola con una stretta pista traversa dove gli scolari sono fatti sgombrare irregimentati come soldatini in lenta marcia verso la libera uscita: avanti-marsc’, unò-duè, unò-duè, unò-duè.

A chi sarà venuta questa felice idea? Nel corso della mattina di lunedì il sindaco Gaspari non ha mostrato di avere le idee chiare sulla faccenda, tanto da non sapere con esattezza neanche verso quale cancello fossero state convogliate le colonne di scolaresche in marcia. Mentre il competente assessore alla Viabilità risultava semplicemente all’oscuro.

Poi nel pomeriggio è finalmente intervenuto un comunicato stampa del Comune che ha spiegato: «La decisione di spostare l’ingresso da Via Moretti a Via Giovanni XXIII era stata presa nello scorso mese di giugno nel corso di alcuni incontri tra tecnici del settore Lavori pubblici, Polizia Municipale e dirigenza del 1° Circolo didattico. Era stato concordato – prosegue la nota – che per evitare le note e non lievi ripercussioni sul traffico di Via Ugo Bassi e Via Piemonte ad ogni uscita dei ragazzi da scuola, l’apertura in Via Giovanni XXIII poteva costituire una valida alternativa, dal momento che le modifiche al traffico risultano minime».

Ma finora nessuno si era accorto di «note e non lievi ripercussioni sul traffico di Via Ugo Bassi e Via Piemonte», dato che su quella direttrice nord-sud il traffico – durante le brevi chiusure di quel tranquillo e solitario tratto di Via Moretti – ha sempre continuato a scorrere benone. Né alla folla di genitori e parenti assiepati, accalcati e arrabbiati attorno all’angusto incrocio Via Curzi -Via Giovanni XXIII è sembrato che le modifiche al traffico siano state «minime».

E a placare gli animi temiamo non basterà il farraginoso rimedio escogitato dal Comune che ammette problemi: «Per sopperire alla difficoltà di alcuni a recuperare i propri figli all’uscita, da domani, martedì, ai genitori degli alunni delle 1e e 2e classi sarà consentito di aspettarli all’interno dell’ampio cortile di Via Giovanni XXIII, per poi defluire dall’ingresso laterale, quello utilizzato dall’Istituto Musicale “Vivaldi”».

Come a dire: si mettano in marcia pure genitori e parenti dei più piccoli, mentre quelli degli alunni (si fa per dire) più grandi delle 3e, 4e e 5e si arrangino pure fuori all’angolo. E speriamo che non piova.

Insomma un provvedimento che non sta in piedi e sul quale – sempre nel pomeriggio di lunedì 17 – è intervenuto il consigliere comunale di opposizione Giorgio De Vecchis che ha definito la pensata estremamente pericolosa per l’accresciuto intasamento del traffico; poco funzionale per il modo di far uscire i ragazzi; non a norma per la insufficiente strettoia in cui è costretto il contemporaneo deflusso di una gran massa di persone, anche in caso di panico o maltempo.

De Vecchis ha quindi rivolto un invito e una diffida all’amministrazione comunale che sarebbe considerata penalmente responsabile di eventuali danni o incidenti causati da tale iniziativa.

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