SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Uno squarcio lungo almeno sei metri, assicurano i subacquei che hanno passato tutto il pomeriggio del 13 settembre a cercare di recuperare il peschereccio pugliese Nuova Santa Barbara dalle secche del porto.
Il forte urto con la punta del molo sud, avvenuto alle 2 della notte sul 13, ha creato scompiglio e panico fra l’equipaggio composto da sette uomini e un ragazzo. Il comandante Francesco Dell’Olio – l’unico in plancia in quel momento – ha allertato via radio l’imbarcazione gemella, la “Venere” di Bisceglie, compagna di pesca con il metodo della “volante”. «Imbarchiamo acqua». A bordo è il terrore i sette nelle cuccette cercano di salire in plancia e di porsi in salvo: sei di loro ce la fanno, ma Giovanni Dell’Olio, 16 anni, purtroppo no.
Il figlio del capitano Francesco Dell’Olio – solo da pochi giorni ufficialmente registrato nel registro della Gente di Mare – rimane intrappolato nella cuccetta. Morte per annegamento, oppure per le lesioni riportate dall’urto, dato che idorme sul lato sinistro delle cuccette, proprio in corrispondenza del punto esatto della nave dove avviene la collisione?
Questo lo stabilirà l’autopsia disposta per venerdì 14 settembre all’ospedale di San Benedetto. Ma cosa ci faceva il Nuova Santa Barbara così vicino agli scogli del molo, dato che non sarebbe dovuto entrare in porto perché diretto ad Ancona proveniente dal porto di Giulianova in Abruzzo? Sarà accertato dalle indagini della Procura della Repubblica di Ascoli, coordinate dal Pm Carmine Pirozzoli.
Dalle testimonianze raccolte in porto, pare che almeno due dei superstiti dell’equipaggio abbiano bevuto acqua nel tentativo di uscire: stiva e parte del sottocoperta dell’imbarcazione si sono subito allagate dopo lo squarcio.
E a proposito dei soccorsi, il capitano del peschereccio Venere ha riferito che «Quando il Nuova Santa Barbara con l’equipaggio che urlava e chiedeva aiuto era in porto, i pescherecci che in quel momento incrociavano in uscita non si sono fermati».
Pare dunque che nervosismo fra la gente di mare del porto sia stato tanto, durante questo caldo e assolato pomeriggio di settembre.
Intorno alle 15 si è mosso dalla banchina il pontone “Ammiraglia Adriatica”, di stanza a San Benedetto per i lavori sulle scogliere. Subacquei civili e militari della Guardia costiera hanno cercato di imbracare il peschereccio in secca con delle staffe; contemporaneamente i sub cercavano di tappare la falla nello scafo, in modo da pomparne via l’acqua e riportarlo in porto per i rilievi. Nulla da fare, dopo un pomeriggio di lavoro si è desistito.
L’episodio – a memoria dei più vecchi lupi di mare – è del tutto inedito nella storia del porto e della marineria di Sanj Benedetto del Tronto.

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