SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A proposito dell’articolo «L’ombra dei piromani sul Monte della Croce?» [clicca qui] pubblicato dal nostro giornale lo scorso 8 settembre, dall’avvocato Gianni Balloni riceviamo e volentieri pubblichiamo e volentieri pubblichiamo la seguente nota.

«Nella mia qualità di legale dei minorenni coinvolti nella vicenda, che ha portato al modesto incendio sviluppatosi presso il Monte della Croce, mi corre l’obbligo di specificare quanto segue.

I due ragazzini non erano minimamente intenzionati a causare alcun incendio e tanto meno sono fuggiti in motorino. Molto più semplicemente i miei tutelati, nel mentre giocavano con dei volgarissimi mortaretti in uno spiazzo largamente sabbioso e prospiciente il Monte della Croce, si sono visti sfuggire di mano un mortaretto che in maniera assolutamente accidentale, fortuita e non voluta, produceva una fiammata che finiva con lo sfiorare un cespuglio presente nei pressi.

La siccità, che ha reso infiammabile qualsiasi arbusto sito nel nostro territorio, provocava l’accensione dei rami secchi la cui fiamma i ragazzi tentavano di spegnere buttando sopra la stessa della sabbia e poi calpestandola con i piedi, senza purtroppo il minimo risultato.

Intimoriti ed agitati, provvedevano a chiedere aiuto suonando i campanelli delle abitazioni vicine e, dopo vari tentativi, finalmente veniva dato loro ascolto e quindi allertati i locali Vigili del Fuoco.

Gli adolescenti rimanevano sul posto fino a quando non sopraggiungevano i soccorsi, senza nascondersi e fuggire, non fosse altro per il timore che li attanagliava, e successivamente, in uno ai propri genitori, si recavano spontaneamente presso il Comando dei Carabinieri.

In quella sede, alla presenza del sottoscritto, raccontavano con dovizia di particolari quanto accaduto, nulla dovendo nascondere se non rimproverare la loro imperizia e forse superficialità, peraltro chiaramente tipica dell’adolescenza e, mortificati dell’accaduto, consci della pericolosità e della gravità a cui i giochi posti in essere potevano condurre, tornavano nelle loro abitazioni».

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