MAR DEL PLATA – La ricorrenza del 61° anniversario della “Tragedia di Santa Rosa” è stata ricordata nei giorni scorsi dai nostri connazionali e concittadini residenti in questa città argentina affacciata sull’Atlantico. Ce ne dà notizia l’amico Aldo Mecozzi, presidente dell’Unione regionale marchigiana di Mar del Plata.

La “Tragedia di Santa Rosa de Lima” – chiamata così perché avvenne il 30 agosto 1946, giorno dedicato alla santa sudamericana molto venerata anche in Argentina – fu la più terribile sciagura nella storia della marineria da pesca di Mar del Plata, attività in cui da quasi un secolo lavorano molti emigrati marchigiani e sambenedettesi, come la famiglia Contessi.

Da alcuni giorni era finito uno sciopero che per più di tre settimane a Mar del Plata aveva paralizzato ogni attività di pesca. In tutti c’era quindi una forte volontà e necessità di tornare in mare per riprendere a lavorare e recuperare le perdite economiche causate dal lungo sciopero. Quel giorno furono 35 i pescherecci che uscirono dal porto per dedicarsi in prevalenza alla pesca degli squali, allora molto ricercati perché da essi si ricavava un olio di fegato che veniva esportato soprattutto negli Stati Uniti.

Ma per riuscire a trovare squali occorreva spingersi molto al largo nell’oceano, con notevoli costi di navigazione e forti rischi. Difficoltà che però i volenterosi e coraggiosi marinai marplatensi erano ben disposti ad affrontare.

Dai giornali dell’epoca apprendiamo però che quel 30 agosto – dopo una nottata e un’alba serene, anche se dal clima rigido (nell’emisfero australe ad agosto è inverno) – alle 8 del mattino si scatenò all’improvviso una tempesta con folate di pioggia e vento di fortissima intensità che cominciarono a martellare la costa. Verso mezzogiorno le onde arrivarono fino agli otto metri.

Quei 35 fragili pescherecci tentarono alla meno peggio di rientrare in porto, anche se con scafi squarciati dall’estrema violenza della burrasca e con gli equipaggi stremati dalla fatica nel dover navigare “alla cappa”, per affrontare il vento senza far capovolgere lo scafo.

Tornata la bonaccia, solo dopo una settimana di ricerche il bilancio della tempesta apparve in tutta la sua tragica dimensione: 31 i marinai dispersi, solo 5 i corpi ritrovati, 5 i pescherecci affondati. Fra questi il “Pumara” con un equipaggio interamente composto da sette emigrati marchigiani originari di Porto Recanati. Questi i nomi dei sette caduti sul lavoro: Antonio Bugiolacchi, Luigi Caporaletti, Luigi Nocelli di Giovanni, Luigi Nocelli di Biagio, Emilio Scalabroni, Giovanni Scalabroni e Luigi Valentini. Era di quest’ultimo una delle 5 salme recuperate.

Come ogni anno, l’Unione regionale marchigiana ha resso omaggio a questi autentici eroi del lavoro sul Piazzale del Pescatore nei pressi del porto, dove una targa ricorda il sacrificio di quei marinai.

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