Dalla zeffirellata grandiosa della sua inaugurazione, 35 giorni ininterrotti di spettacoli… Musica (classica leggera pop jazz ), prosa, cabaret, poesia, opera, balletto.
Udite udite. Quasi piange lacrime di fatica il giovin Teatro delle Energie.
Né la futura programmazione gli concede tregua, guarda un po’ i manifesti: quando non lo impegna il Comune-padrone di Grottammare, zac se lo prende in prestito per la sua stagione culturale (!) quello di San Benedetto (canagliescamente orfano del Calabresi e del Pomponi-Concordia).
Come facevamo, prima del teatro delle energie? Come poteva bastare il Teatro dell’Arancio lassù, per sguainare tante parole, tanti versi, tante note? Stavamo alla frutta.
Certo qualche problemuccio c’è. Il parcheggio per esempio: non si può tirare avanti con decine di vigili ogni sera a fare straordinari per il traffico sull’Adriatica.
I consumi energetici invece, quelli non sono un problema. Addirittura irrisori, vista la bolletta di luglio: per luci, amplificazione, condizionamento eccetera s’è speso come per due lampadine da 60 Watt (di quelle del presidente della Provincia Rossi, si capisce).
Teatro delle (giuste) energie, appunto.
Brava Grottammare. San Benedetto somara.

Post Scriptum
Per chi non sapesse, o per chi è foresto, ‘sto teatrino – dopo la zeffirellata grandiosa della sua inaugurazione – in realtà è 35 giorni che dorme. Chiuso. Quasi come il Teatro Alfieri di Asti al quale Paolo Conte – nel suo album Una faccia in prestito – ha dedicato una Orazione d’onore per il Teatro Alfieri di Asti chiuso da tempo, suonata come marcia funebre e cantata con timbro grave e capace di evocare i grandi drammi di Oreste ed Elettra. Con tanto di coro, nella migliore tradizione del teatro classico.

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