SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le precisazioni fatte dai tecnici comunali (clicca QUI) in merito alla discussa presenza di barriere architettoniche sul nuovo lungomare di Porto d’Ascoli non soddisfano il signor Walter Barboni, un cittadino che si definisce «genitore orgoglioso di un figlio disabile».

In una lettera inviata a Sambenedettoggi il signor Barboni definisce la risposta dei progettisti «una semplice nota tecnica appena sufficiente». In particolare, è criticabile secondo Barboni la seguente affermazione dei tecnici: «Data la particolare natura del materiale utilizzato per le pavimentazioni – come da parere vincolante della Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio del 4 giugno 2004 – non è stato possibile rimanere entro quanto disposto dal Dm 236/1989 sul limite dei 5 millimetri per le giunture tra gli elementi costituenti la pavimentazione stessa».
Si tratterebbe di un’ammissione che farebbe onore ai tecnici; in realtà, sostiene Barboni, è vero che non ci sarebbero state palesi violazioni delle normative vigenti nei lavori sul lungomare, altrimenti sarebbero state del tutto consequenziali le segnalazioni alla Prefettura, alla Corte dei Conti e in ultimo all’autorità giudiziaria.
Niente di tutto questo: per il signor Walter Barboni si tratterebbe di un problema di natura culturale e politica. E, in questo, appoggia pienamente le ragioni espresse dall’imprenditore Nazzareno Torquati (clicca QUI) all’indomani dell’inaugurazione dell’ultimo tratto del lungomare.
«Manca il rispetto, si percepisce una totale non considerazione per le categorie meno fortunate. E’ un problema di civiltà. E’ un problema di dignità. Ogni persona in quanto tale merita comunque considerazione e rispetto. Sono state fatte scelte politiche, onerose, privilegiando l’apparire, l’effimero, l’aspetto architettonico futuribile, avveniristico, molto bello e appariscente da vedere, ma forse non a misura delle categorie più deboli. Emerge una carente attenzione per gli anziani, per i disabili, per l’infanzia, per i bambini in carrozzina e per le loro famiglie. Manca una concreta attenzione, una reale cultura del diverso».
Nella nota di Barboni la “voglia di effimero” viene definita come la connotazione principale che emerge non solo dai lavori fatti sul lungomare, ma dalle indicazioni e dalle scelte della classe politica.

«Altri posti di mare – aggiunge Barboni – , come Alba Adriatica, Tortoreto Lido e Grottammare hanno ridisegnato e rinnovato il loro lungomare con piste pedonali e piste ciclabili ampie, prive di fronzoli, spaziose, il cui accesso e la cui fruibilità è permessa a tutti, ai normodotati e a tutti i rappresentanti delle categorie più deboli. Sicuramente hanno adottato criteri architettonici lineari e semplici, ma superati anzi obsoleti».
La conclusione della lettera del signor Barboni è un invito a riflettere: «Sono genitore di un ragazzo disabile di 17 anni, io e mia moglie viviamo una vita diversa, una realtà quotidiana che i signori tecnici comunali, gli amministratori, ignorano. Nella diversità, siamo più forti nel dolore, nella vita quotidiana, siamo più sereni, abbiamo e trasmettiamo più entusiasmo, i nostri parametri quotidiani di riferimento, di vita, sono differenti, ineguali.
Nell’attuale momento storico dove prevalgono, al momento, l’individualismo, l’egoismo, dove l’apparire prevale nettamente sulla cruda realtà quotidiana siamo minoranza, apparente, ma comunque ricchi di fiducia. Siamo altresì ottimisti che una reale cultura della condivisione, della equità sociale, prenda il sopravvento e attecchisca nella mente e nel cuore dei signori tecnici comunali e dei signori amministratori».

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