SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il calcio mi manca». Lo dice ben sapendo di avere appena appeso le scarpette al chiodo per intraprendere un’avventura ancora più esaltante. Giovanni Palanca, 30 anni, è stato da poco nominato nuovo direttore sportivo del Porto d’Ascoli.
«I valori sono importanti sia nel calcio che nella vita quotidiana. Qui ho giocato per quattro stagioni, l’ultimo anno abbiamo vissuto un periodo difficile ed è stato in quel momento che ho capito l’affetto che mi lega a questi colori».
Come è maturata la decisione di smettere con il calcio giocato?
«E’ stata una scelta obbligata, legata a motivi di lavoro. Tuttavia una parte di me voleva rimanere nell’ambiente così le voci che a Natale mi volevano direttore sportivo sono risultate fondate. Poco dopo la fine del campionato il presidente mi ha chiamato per propormi questo nuovo incarico, ovviamente ho accettato con molto piacere».
Come si trova in questo ruolo?
«Ancora non benissimo, perché mi rendo conto che esistono tante problematiche a cui a volte è difficile far fronte. Da giocatore, in un certo senso, sei più spensierato. Ti arrabbi, contesti poi finisce tutto senza andare a monte delle questioni».
E questo la spaventa?
«No, se fai le cose con coscienza pensando a fare il bene della squadra. Servono carattere e razionalità. Proverò a fare meno sbagli possibili, ma soprattutto darò tutto me stesso. A fine stagione vedremo se riuscirò nei miei buoni propositi».

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