MARTINSICURO – Remchi El Mostafà, trentottenne marocchino residente da 18 anni a Martinsicuro e presidente dell’associazione italo-magrebina, è il primo candidato per il consigliere straniero nella cittadina truentina. Laureato in giurisprudenza, gestisce una cooperativa che svolge lavori generici, e nel tempo libero svolge attività di volontariato presso il Meltin Point, il centro polivalente di Martinsicuro, dove quotidianamente numerosi immigrati si rivolgono per cercare assistenza e consulenza in vari ambiti della loro vita privata e lavorativa. La nomina del consigliere straniero avverrà nei prossimi mesi. La figura, che avrà solo una funzione consultiva e potrà prendere parte alle sedute del consiglio comunale ma non avrà diritto di voto, era già stata prevista già da un regolamento approvato dalla precedente amministrazione Maloni. Non ha avuto modo di entrare in essere per la caduta della giunta e l’insediamento del commissario prefettizio.

Rappresenta ad ogni modo un passo piuttosto importante verso il processo di integrazione tra la popolazione locale e gli immigrati, di cui si avverte negli ultimi tempi una necessità improrogabile.

Signor El Mostafà, cosa l’ha spinta a candidarsi come consigliere straniero?

«A dire il vero sono state le persone a me vicine che me lo hanno proposto. Da tanti anni sono impegnato nel volontariato e nell’assistenza agli immigrati, offrendo loro aiuto per risolvere i problemi più urgenti che avvertono una volta arrivati dal loro paese d’origine. Diventare consigliere aggiunto significherebbe poter portare in Comune le difficoltà e le esigenze degli immigrati per cercare di risolverli insieme all’amministrazione comunale».

Quali sono i problemi principali che incontra un extracomunitario una volta arrivato a Martinsicuro?

«Le principali difficoltà sono quelle che riguardano il lavoro e la casa. Non è semplice infatti riuscire ad avere un lavoro dignitoso e un contratto d’affitto regolare e a prezzi sostenibili. C’è poi da aggiungere che all’inizio, spesso non conoscendo la lingua e le leggi nazionali, gli extracomunitari si trovano disorientati dalle numerose pratiche burocratiche a cui devono far fronte».

Ci parli del Melting Point.

«La struttura è stata inaugurata a Martinsicuro lo scorso mese di marzo, e da allora è divenuta il punto di riferimento per moltissimi immigrati. Qui si svolgono corsi di lingua italiana, attività di informazione e orientamento, di aiuto nel disbrigo di pratiche burocratiche, consulenza legale, psicologica e di sostegno extrascolastico per gli alunni extarcomunitari che hanno delle difficoltà di apprendimento a scuola».

Cosa bisogna fare secondo lei affinché venga attuato un totale processo di integrazione tra residenti e immigrati?

«Bisogna innanzitutto partire dai bambini e fare in modo che la prima e più forte integrazione fra culture diverse si realizzi a scuola. E’ necessario poi spogliarsi del pregiudizio che gli extracomunitari siano sinonimo solo di illegalità e criminalità. La maggior parte di essi è costituita da brava gente che lavora onestamente. Ma come si dice da noi, “in una cassetta di buon pesce, la puzza di un solo pesce marcio fa credere che sia andato tutto a male”».

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