RIPATRANSONE – L’11 settembre 2001 verrà ricordato come uno dei giorni più neri della storia dell’occidente: con i due attentati alle torri gemelle del World Trade Center si è palesato al mondo intero ciò che fino a quel momento era stato il cancro mortale del solo mondo arabo, il terrorismo islamico.

Un male che nasce molto indietro nel tempo e che Magdi Allam, editorialista e vicedirettore del Corriere della Sera, ricostruisce in maniera chiara e pregnante nel suo ultimo libro, Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia presentato al Teatro Mercantini di Ripatransone venerdì 14 luglio. L’iniziativa rientra nella rassegna Itinerari del libro, organizzata dal Comune di Ripatransone con la collaborazione della libreria La Bibliofila di San Benedetto del Tronto.

Appunto,viva Israele, un’affermazione forte che ha costretto lo scrittore egiziano a girare sotto scorta. Alla base del libro è, infatti, l’idea che l’unica via per uscire dall’impasse in cui si è caduti, spinti dall’odio e dalla violenza, sia quella di riconoscere «il diritto di Israele all’esistenza». Si parte dal regime antisreliano di Nasser, passando per gli accordi tra Sadat (che è stato poi uno dei primi statisti a proporre una prima riappacificazione tra il mondo musulmano e gli ebrei) e il gruppo integralista dei Fratelli musulmani, fino all’epoca di Arafat e degli attentati alle torre gemelle. Un racconto che integra sapientemente fatti storici e vicende autobiografiche del giornalista.

Ma lasciamo la parola all’autore, riportando un breve estratto del suo libro che comunica meglio di qualsiasi altra spiegazione il sentimento al fondo di questa testimonianza: «In queste pagine ho voluto raccontarvi il mio lento e sofferto percorso esistenziale dall’ideologia della menzogna, della dittatura, dell’odio, della violenza e della morte alla civiltà della verità, della libertà, dell’amore, della pace e della vita. Fino a maturare il pieno convincimento che, oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincida con la difesa del diritto di Israele all’esistenza. Perché io posso testimoniare che nel momento in cui, nell’Egitto degli anni Cinquanta e Sessanta, si è negato il diritto di Israele all’esistenza, si è messo in moto un processo nefasto e irrefrenabile che ha coinvolto tutti coloro che vengono catalogati come ‘diversi’ e finiscono per essere condannati come ‘nemici’».

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