SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La notizia delle indagini condotte dai Nas dei Carabinieri sulle false infermiere russe e bulgare che un’agenzia di servizi avrebbe fornito a una serie di case di riposo e di strutture residenziali dell’area sambenedettese impone un immediato intervento della Regione». Questo il commento rilasciato da Guido Castelli, consigliere regionale di Alleanza Nazionale, dopo aver appreso delle indagini condotte dalla Procure di Ascoli e Fermo a carico di un’agenzia di Grottammare che avrebbe fornito personale privo della necessaria professionalità ad alcune case di riposo della riviera sud delle Marche.
Castelli in particolare ricorda le denunce di cui si era reso protagonista l’anno scorso e accusa la Regione Marche di inadeguatezza nella vigilanza e nel controllo sui meccanismi di reclutamento del personale delle case di riposo.
«Il fenomeno delle false infermiere provenienti dall’Est – ha dichiarato Castelli – che vengono utilizzate per il sostegno a disabili, anziani e non autosufficienti in genere è solo la punta di un iceberg. Troppo spesso infatti le cooperative assegnatarie dei servizi danno luogo a veri e propri fenomeni di sfruttamento del personale imponendo stipendi e orari di lavoro ampiamente inferiori ai livelli della contrattazione collettiva. Parecchi dipendenti o soci cooperatori, pur di lavorare, si vedono costretti ad accettare questo stato di cose ma ritengo profondamente ingiusta l’inerzia regionale verso queste esecrabili circostanze».
L’esponente di An ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale per l’avvio di una inchiesta amministrativa sugli addetti in forza alle strutture residenziali, semiresidenziali e diurne convenzionate o accreditate con la Regione; se la richiesta non verrà accolta proporrà l’istituzione di una commissione d’inchiesta.
«Già il 10 marzo del 2006 denunciavo l’arruolamento di ragazze provenienti dall’Est europeo da parte della cooperativa sociale che assicura i servizi alla Fondazione Contessa Pelagallo di Grottammare. Una struttura che annovera tra i propri ospiti sia pazienti provenienti dai Cras (ex manicomi) che anziani non autosufficienti», aggiunge Castelli.

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