ASCOLI PICENO – Un vasto blitz antidroga è stato portata a termine in cinque regioni italiane dalla Squadra mobile di Ascoli Piceno. L’operazione, denominata “Toschinden 2” ha interessato Marche, Lazio, Toscana, Lombardia e in Abruzzo.

Sono 23 le persone arrestate alle quali è stato contestato il reato di concorso in detenzione e spaccio, 54 quelle indagate a piede libero e ben 11 i kg di cocaina sequestrati. Gli arresti sono stati eseguiti su ordine della magistratura ascolana nelle province di Ascoli, Teramo, Roma, Firenze, Ancona, Varese e Bergamo. Perquisizioni eseguite anche a Macerata e L’Aquila.

Tra le persone raggiunte dagli ordini di custodia cautelare in carcere nelle nostra zona i dominicani Lucrecia Fabian, 41 anni, e Yimi Fabian, 23 anni, fermati a San Benedetto; Augusto Capoferri, 46enne, arrestato a Castel di Lama; Gabriel Antonio Gutierrez Cabrera, dominicano di 29 anni, in manette ad Alba Adriatica e il connazionale Keuris Burgo Romano, fermato a Tortoreto; l’italiano Giampiero Di Stanislao, 42 anni, e la dominicana Yasmin Sarita Genao, 37 anni, entrambi raggiunti da ordine d’arresto a Giulianova.

Agli arresti domiciliari è finito anche il 46enne Roberto Leonetti, raggiunto dal provvedimento a Monsampolo del Tronto.

L’operazione ha smembrato una consolidata organizzazione criminale, composta prevalentemente da cittadini sudamericani, dedita allo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina. 
Le indagini sono partite a gennaio 2006 da San Benedetto, dove erano stati monitorati alcuni cittadini cubani e dominicani ritenuti sospetti poiché, pur non svolgendo alcuna attività lavorativa, avevano un tenore di vita particolarmente elevato. I successivi accertamenti hanno consentito di verificare che facevano parte di un ben più vasto banda criminale in gran parte appartenente allo stesso gruppo familiare.
Le accurate investigazioni, svolte anche con l’ausilio di sofisticati tecnologie tecnologici, hanno consentito quindi di scoprire come l’organizzazione importasse ingenti quantitativi di cocaina dal sud America e dalla Spagna.

La droga giungeva in Italia grazie a corrieri reclutati dalla banda per l’occasione e solo per trasportare lo stupefacente. I corrieri utilizzavano prevalentemente l’area, facendo scalo nei principali aeroporti del centro-nord Italia.
I sistemi di occultamento utilizzati erano i più vari. La droga in alcuni casi veniva suddivisa in ovuli, poi ingoiati dal corriere e trasportata nello stomaco o, in altri occasioni, occultata in bagagli o addirittura trasformata in liquido ed abilmente nascosta in bottiglie.
 

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