SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari, ad un anno dal suo insediamento, ha scritto una lettera aperta ai cittadini sambenedettesi. Diversi i punti toccati: i lavori alla “sala macchine” (Piano regolatore, ufficio del Traffico, l’organizzazione della città); la crisi della pesca; la necessità di rilanciare l’accoglienza turistica e non solo; l’invecchiamento della popolazione e la questione dei giovani. Non manca una “stoccata” per l’opposizione, accusata di guardare più ai piccoli problemi che ai cambiamenti di lungo periodo. Infine, Gaspari accenna anche a temi di rilevanza nazionale, come il contenimento dei “costi della politica”.
Di seguito riportiamo integralmente l’intervento del sindaco.

Caro concittadino,

un anno è trascorso dall’insediamento della giunta di centrosinistra alla guida della città di San Benedetto del Tronto. Un anno durante il quale è stato necessario condurre un intenso lavoro di “preparazione del terreno”, per le sfide che la città ha bisogno di vincere e che noi abbiamo ben chiare in mente.

Diceva Cartesio che il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo, visto che nessuno ne desidera più di quanto ne abbia. Molte delle scelte compiute nel corso di questo primo anno fanno appello proprio al buon senso. Si è trattato infatti di rimuovere quella polvere che impediva a certi meccanismi di funzionare, e penso in primo luogo allo snellimento della commissione edilizia, come pure all’istituzione dell’Ufficio del traffico o alla riorganizzazione della macchina comunale in genere. Operazioni nella “sala macchine”, talvolta poco visibili all’esterno, ma necessarie per una navigazione realmente efficace.

Ora, ritengo che non andrebbe perso di vista cosa sia una guida politica per una comunità. San Benedetto ha oggi bisogno di riflettere su grandi scelte, sul proprio futuro, e non è un caso che il dibattito maggiore si svolga negli ultimi tempi intorno al nuovo Piano regolatore generale, ovvero sulla mappa dello sviluppo futuro della città. Come vogliamo che sia il luogo in cui vivranno le nuove generazioni? Dobbiamo allora ragionare sulle grandi aree, dalla Sentina alla zona Brancadoro al porto, ma anche su temi come la viabilità, il turismo, il mare, all’interno di una pianificazione che riguarda un territorio vasto, e non soltanto la città di San Benedetto.

Siamo chiamati a decidere il livello dell’asticella che intendiamo saltare, e pensiamo naturalmente che essa vada posizionata in alto. Ma di fronte ai temi che ho evocato, il buon senso vorrebbe che la comunità sia coesa e consapevole di una meta comune da raggiungere. Aristotele diceva che la politica è la scienza più importante, quella più “architettonica”, in quanto sta ad essa decidere l’organizzazione della città. È questa la concezione che intendiamo rilanciare, e per questo è necessario un dibattito sui grandi temi, con i cittadini, ma anche con la collaborazione dell’opposizione politica. Non vuole essere un rimprovero la constatazione che invece quest’ultima ha sin qui tenuto in poco conto i grandi orizzonti, concentrandosi su piccole questioni.

Vorrei che tutti fossimo consapevoli del fatto che i grandi interessi in gioco non sono principalmente quelli economici. Esiste invece una percezione quotidiana della nostra città, che non è indipendente dal ruolo che essa svolge all’interno della nostra regione e persino a livello nazionale. Oggi la pesca è in declino e il turismo va ripensato e rilanciato. Ma una parte della storia di questa città è nota a tutti: quella dell’ospitalità che essa ha saputo dare a tante persone che nel corso degli anni hanno deciso di venire a vivere qui, perché San Benedetto offriva un’opportunità a tutti.

Famiglie provenienti da città vicine, delle Marche o dell’Abruzzo. Oppure, e lo dico proprio intorno al 18 giugno, anniversario della liberazione della città di San Benedetto dall’occupazione nazifascista, Harry Shindler, rappresentante delle truppe inglesi combattenti in Italia durante la Seconda guerra mondiale, il quale decise di restare a vivere nella città in cui era arrivato per caso un giorno di tanti anni fa.

Oggi non è più così. Da alcuni anni i giovani non arrivano più a San Benedetto, ma al contrario vanno a vivere altrove, e tra le cause ci sono i prezzi troppo alti delle case, e la mancanza di lavoro. Le statistiche ci dicono che la nostra città invecchia, o in altri termini che i giovani non sono stati adeguatamente tenuti in considerazione.

Uno dei compiti più urgenti e più alti che dobbiamo affrontare è allora quello di invertire questa tendenza, e di tornare alla generosità degli anni migliori di questa città. San Benedetto deve offrire un futuro alle nuove generazioni, deve preparare le condizioni concrete affinché non se ne vadano. In questi mesi, attraverso bandi pubblici, abbiamo chiamato alcuni giovani a collaborare all’Ufficio di Piano e per il nuovo sito internet del Comune. Abbiamo intrapreso strategie di politica della casa, dopo anni di completa inerzia. Continueremo su questa strada, sia sul versante dell’abitazione che su quello del lavoro.

Una guida importante, per una politica alta, è naturalmente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con i suoi richiami. In particolare, di recente, quelli al contenimento dei costi della politica, ma anche ad un ruolo forte da parte dei cittadini, chiamati essi stessi a raccogliere importanti sfide. Da un lato ci sono infatti le emergenze nazionali. Ma dall’altro, e lo percepiamo nella nostra comunità come per l’Italia in generale, grandi potenzialità del nostro Paese non sono oggi espresse pienamente. Un altro dei nostri compiti è allora quello di prendere coscienza di questo e rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico, come recita la nostra Costituzione, che trattengono la nostra società dal realizzare ciò di cui potrebbe essere capace.

L’Amministrazione comunale viene percepita dai cittadini come il livello politico più vicino al quale rivolgersi per risolvere i propri problemi quotidiani. Questa Amministrazione accoglie senz’altro questo ruolo. Accanto al quale c’è appunto quello di una pianificazione che non è soltanto “a lungo termine”. Ciò che è lontano nel tempo, infatti, parte dall’oggi. E noi vorremmo chiamare la città intera al punto di partenza di un viaggio comune.

Cordialmente, Giovanni Gaspari

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