SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il Piano regolatore del 1990 ha esaurito la sua spinta propulsiva, senza un nuovo Prg la città non può ripartire»: questa la premessa di Giovanni Gaspari al Consiglio comunale aperto svolto lunedì 18 giugno.

Altri nodi critici toccati dal sindaco: presenza di zone artigianali solo sulla carta, necessità di una valutazione socio economica del territorio, coraggio negli investimenti per le infrastrutture viarie come il completamento della bretella da Santa Lucia al casello di Grottammare, il rilancio del turismo anche nella parte collinare del territorio.

E poi l’impulso a una pianificazione elastica per attrarre gli investimenti, la necessità di grandi parcheggi fuori dalle aree urbane in cui va incoraggiata la mobilità sostenibile, la necessità di “riqualificare il patrimonio esistente” invece che “invadere altro suolo”. Piani particolareggiati per l’edilizia convenzionata, infine, e piani per le strutture ricettive per contrastare i cambi di destinazione da hotel a residence.
Oltre a un buon numero di cittadini, erano presenti nell’aula consiliare l’assessore regionale all’Urbanistica Loredana Pistelli e il dirigente regionale Rodolfo Novelli. L’assessore ha illustrato i cambiamenti portati dalla nuova legge sul governo del territorio, in via di approvazione al Consiglio regionale: le nuove esigenze di programmazione su area vasta, l’impulso per le soluzioni ecocompatibili, la perequazione come criterio di equità, le sottodivisioni del Piano regolatore previste dalla normativa regionale in piano strutturale (per i Comuni sopra i 30 mila abitanti) e piano operativo (i cui obiettivi sono vincolati al mandato del sindaco che lo fa adottare al Comune).
Porto, zona Brancadoro e Sentina sono le aree strategiche per lo sviluppo di San Benedetto. Il consigliere di Forza Italia Bruno Gabrielli ha ribadito che l’ipotesi progettuale di Bellagamba (il Piano Idea, a suo dire omologo all’odierno Schema Direttore dell’architetto Zazio) non si discosta molto da questi punti fondamentali. «Noi abbiamo lavorato su quelle zone, verificando la possibilità di una Società di Trasformazione Urbana per il porto; di una cittadella dello sport in zona Brancadoro; condividiamo questa scelta, ma vogliamo un confronto puntuale con la minoranza».
Gaspari ha però ribadito che il progetto di Piergiorgio Bellagamba lasciava «spazi bianchi, zone vuote nel disegno della città. Se eravate convinti della sua bontà, perché non lo avete approvato? Evidentemente anche nella vostra maggioranza c’erano delle discordanze con quel piano».

Il consigliere Ds Lina Lazzari ha ribadito l’importanza della qualità urbana, prima ancora che della crescita. La Lazzari, esponente di Legambiente, ha ribadito il suo no alle “cattedrali nel deserto”, ha sollecitato il recupero delle zone collinari e sulla Sentina ha precisato: «Non può essere caricata di tutte le attese di un intero territorio».
L’ex deputato Pietro Paolo Menzietti ha rivendicato l’importanza di un ragionamento fuori da cerchie ristrette sul futuro urbanistico della città. «Il mare può ancora dare tanto a San Benedetto, cerchiamo di programmare insieme con i Comuni vicini, non separiamo rigidamente gli spazi ma promuoviamo una città all’insegna della contaminazione intergenerazionale».
L’architetto Giuseppe Savini ha letto un documento a nome dello Sdi, parlando di crescita, rinnovamento e riqualificazione, di identità della città, di mare e viabilità, infine di strutture capaci di contenere eventi culturali e sportivi di alto livello.

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