SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Franco Capriotti, storico titolare dello chalet “Bacio dell’Onda”, ha scritto una lettera al giornalista di Repubblica Corrado Augias (e al capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli), che cura la rubrica delle lettere al quotidiano romano, in riferimento ad un articolo pubblicato lo scorso 30 maggio da Giovanna Valentini sul tema della libertà di accesso nelle spiagge. Di seguito riportiamo l’intervento integrale.
Caro Augias,
sono un lettore della Repubblica contitolare di uno stabilimento balneare sito a San Benedetto del Tronto le scrivo a proposito dell’articolo del 30 maggio a cura di
Giovanna Valentini, “Guerra delle spiagge tra bagnanti e stabilimenti
Nell’articolo si evidenziano alcuni riferimenti della legge contenuta nell’ultima Finanziaria in cui si ribadisce l’obbligo dei titolari delle concessioni di consentire l’accesso e transito per raggiungere la battigia al fine della balneazione.
Reputo che in Italia siano poche le concessioni demaniali chiuse all’accesso.
Credo che, come accade
nella nostra zona, non solo tutti possono entrare nelle concessioni ma anzi il titolare vede ciò come un bene ipotizzando questi come probabili futuri ospiti. Esistono poi, sul nostro litorale, molte spiagge libere per coloro che vogliono prendere la tintarella e fare il bagno senza esser costretti ad affrontare un costo.
Giusta la battaglia dei Verdi per garantire la balneazione a tutti, altro è invece ipotizzare che ciascuno possa, una volta entrato, lasciare sulla battigia davanti alle spiagge in concessione indumenti ed asciugamani.
La battigia, per le Capitanerie di Porto, deve essere libera per consentire il passaggio a tutti e non può essere quindi occupata nemmeno dagli ospiti delle concessioni.
L’articolo della Valentini evidenzia
prezzi di 1500-2500 euro per l’affitto di una cabina per l’intera stagione, in alcune località, trascurando di far conoscere che nella maggior parte delle spiagge dell’Adriatico e d’Italia i costi per affitto di ombrelloni e lettini sono enormemente più bassi e che una cabina costa per l’intera stagione solo 240 euro o meno.
Questo riportare casi particolari come se fossero regole generali fa immaginare che tutti i gestori di stabilimenti balneari vivano come nababbi e monta nell’opinione pubblica l’idea che tutti debbano pagare un canone demaniale molto più alto.
L’articolo, riportando esclusivamente i ricavi degli stabilimenti situati in
particolari luoghi di prestigio, trascura completamente di evidenziare i modesti ricavi degli stabilimenti balneari situati in località lontane dalle grandi città in cui bacino di utenti è molto basso.
Forse non tutti sanno che sia gli stabilimenti balneari prefabbricati che quelli cosiddetti “storici”, cioè quelli costruiti anticamente in cemento, divenuti quasi ultimi dello Stato dopo nove anni dalla costruzione, sono stati realizzati e pagati esclusivamente dai privati senza che lo Stato abbia speso una lira. Non si fa menzione che gli chalet storici che già pagano il doppio di quelli prefabbricati non sanno quale sarà il canone per l’anno 2007.
Difatti, pur essendo già previsto un aumento del
3,75%, come adeguamento all’aumento del costo della vita, si ventilano ulteriori aumenti, talmente alti che metterebbero in crisi le numerosissime aziende a conduzione familiare senza intaccare quelle che a detta dell’articolo avrebbero utili stratosferici.
Non credo che lo Stato che, negli ultimi sei anni ha quasi raddoppiato il canone demaniale, debba comportarsi come un privato che specula sulle attività invece di mettere questo settore, che non ha mai avuto finanziamenti a fondo perduto nella condizione di poter superare la crisi del comparto turistico.

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